L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 febbraio 2016

i bamboccioni al governo del corrotto Pd vendono pezzi di territorio

IN DIFESA DEI CONFINI
Renzi vende il mare alla Francia, Calderoli: "Si dimetta. Intervenga Mattarella"


«Ma è roba da matti. Dopo la Repubblica delle Banane ecco la Repubblica dei gamberi».

La prima la conosciamo bene senatore Roberto Calderoli. Ma la seconda che roba è dove si trova? Dobbiamo aggiornare gli atlanti e le carte geografiche?
«È appena stata fondata dal governo guidato da Matteo Renzi che ha svenduto un pezzo di sovranità nazionale alla Francia. Mi auguro che intervenga subito il capo dello Stato, Sergio Mattarella, essendoci di mezzo i confini dell’Italia. Lunedì andrò personalmente alla Farnesina per capire cosa sia successo».

Non solo al ministero degli Esteri, immagino...
«No è ovvio. Solleverò la questione in tutte le sedi istituzionali e cercherò di capire che cosa è accaduto con tutti i mezzi a disposizione. Ma è fondamentale che intervenga subito il Quirinale».

E detto da un leghista...
«Noi siamo per la difesa del territorio, della sovranità nazionale».

Arrivati questo punto in un Paese normale, e non lo siamo affatto stando alle cronache di questi ultimi giorni, un governo che presuppone di essere tale dovrebbe dimettersi?
«Mi sembra il minimo. Se io cedo le acque territoriali, di fatto sto modificando i confini del Paese. E la cosa è ancora più grave se a farlo è un ministro o un presidente del Consiglio non eletto. Un tempo si facevano le battaglie, se non addirittura guerre, per un metro di confine, adesso regaliamo, o forse svendiamo, miglia marine alla Francia».

Ma è possibile che nessuno si sia accorto di nulla? 
«Guardì, c’erano stati dei risentimenti, delle proteste isolate, in Liguria e in Sardegna per questa cessione di territorio. Ma pensavo che fosse una bufala. Non ci credevo. Era talmente grossa....».

E invece...
«Invece è drammaticamente vera. E il dramma è che nessuno ne sa nulla. Lei si ricorda la guerra delle Falkland?».

Come no senatore, è storia. Anzi, un dramma che ha visto contrapposte Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso delle isole Falkland meridionali.
«Ecco, noi invece siamo generosi. Cediamo pezzi del nostro Paese. Pezzi pregiati, peraltro, dato che quell’area viene chiamata la fossa dei gamberoni. Evidentemente lì si pesca bene, producendo un bel fatturato. L’è roba da matti».

Ma su che base, su quali presupposti, è stato fatto tutto ciò?
«Ho gli stessi dubbi suoi, gli stessi interrogativi. Per che cosa, in cambio di cosa?»

Belle domande, senatore. Ricorda la vicenda dei pescherecci siciliani fermate dalle motovedette libiche.
«Solo che nel caso della Libia era il governo di Tripoli che triplicava il proprio territorio intervenendo anche dove non poteva. Qui, invece, siamo complici. Siamo noi che abbiamo ceduto territorio».

Creando un grave danno economico ai pescatori e alle aziende del settore?
«È evidente. I pescatori sardi e liguri erano abituati a pescare in quelle zone, da sempre, e un bel giorno si sono visti bloccare dalle motovedette francesi».

Certo che il governo in carica, visto il modo con cui «maneggia» certi temi, non sembra brillare per trasparenza?
«Tutt’altro. Vari colleghi mi hanno chiamato per chiedermi se è vero. E non ho potuto far altro che confermare. Adesso tocca al governo fare chiarezza».

È un po’ come con il nuovo aereo di Stato voluto dal premier Matteo Renzi.
«Anche in quel caso non abbiamo capito molto. Alitalia, Aeronautica militare, Etihad... mah. Nella Repubblica dei gamberi, rossi per la vergogna, accade questo ed altro».

intervista di Enrico Paoli

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