L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 febbraio 2016

Ida Magli, grazie anche per la difesa della nostra identità nazionale

| categoria: Cultura

Morta Ida Magli, antropologa controcorrente



Ida Magli, antropologa controcorrente, voce scomoda, nemica dell’ovvio, da sempre impegnata nella difesa delle donne, l’autrice del long seller ‘Gesu’ di Nazareth- Tabu e trasgressione’ e di ‘Matriarcato e potere delle donne’, è morta oggi a 91 anni nella sua casa, a Roma. Lucida fino all’ultimo, aveva finito di scrivere il suo nuovo libro ‘Figli dell’uomo: storia del bambino, storia dell’odio’, storia della violenza fatta ai bambini in ogni luogo e tempo in quanto soggetti deboli e senza potere, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi per la Bur. «È morta a casa sua, serena e lucida accanto al figlio. Si era rotta il femore alcune settimane fa. L’intervento era andato bene ma era molto depressa perchè pensava di non poter essere più indipendente. Si svegliava ogni mattina alle cinque per lavorare ai suoi progetti e ai suoi libri» dice lo scrittore Giordano Bruno Guerri, amico dell’antropologa con cui scrisse anche un libro intervista nel 1996 ‘Per una rivoluzione italiana’ (Baldini&Castoldi). L’ultimo riconoscimento, per «il suo prezioso contributo di scrittrice e intellettuale della scena letteraria», è stato nel 2015 il Premio del Vittoriale’ di cui lo scrittore è presidente della Fondazione. Nel 1982 aveva vinto il Premio Brancati per la letteratura proprio per il Gesù di Nazareth. Nata a Roma nel 1925, laureata in filosofia, per anni ha insegnato antropologia culturale alla Sapienza di Roma da cui si è dimessa nel 1988, ed era anche diplomata in pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia. Precorritrice dei tempi, una decina di anni fa aveva fondato un movimento contro l’Europa www.italianiliberi.it «prevedendo – dice Giordano Bruno Guerri – con grande anticipo i problemi che stiamo avendo adesso». A proposito dei fatti di Colonia del Capodanno 2015 scrisse sollevando non poche polemiche: «L’Europa non progredisce agli occhi di nessuno, il suo potere politico è quasi nullo malgrado le immense ricchezze profuse a tale scopo, malgrado l’ imposizione di una moneta unica, malgrado le regole e le norme imposte da Bruxelles per far diventare uguali, se non gli uomini, almeno le zucchine, la curvatura delle banane, i recinti per le galline e, al colmo del grottesco, anche i sedili dei mezzi di trasporto pubblici cui i tedeschi si sono opposti perché ‘i loro sederi sono più grossi’». Autrice di numerosi saggi, tra cui Santa Teresa di Lisieux, Viaggio intorno all’uomo bianco, La donna un problema aperto, Storia Laica delle donne religiose, ha firmato fra l’altro la voce antropologia culturale per l’enciclopedia Garzanti. A lungo collaboratrice di Repubblica’ e ‘L’Espresso’, dal ’94 scriveva per ‘Il Giornale’. Negli ultimi si impegnata nella difesa dell’identità nazionale con interventi appassionati contro quello che lei definiva il male della politica e dell’Europa. «Perdiamo una dissolvitrice dell’ovvio» sottolinea Guerri che la ha incontrata l’ultima volta due settimane fa. 

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