L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 febbraio 2016

Implosione Europea, si passa da una pezza all'altra, non si vuole affrontare la radice del problema, l'Euro è una moneta straniera per tutti gli stati europei, bisogna ritornare alle monete nazionali con la piena Sovranità Monetaria dei paesi

Perché l’Europa è nei guai. Parola di Mediobanca Securities
Laura Magna 


Che cosa sostiene un report di Mediobanca Securities

Febbraio 2016, ma ci siamo già stati. Lo afferma Mediobanca Securities in un lungo report in un cui ricorda come l’Europa sia in uno dei suoi momenti della verità e come questo “si rifletta nelle valutazioni delle banche, con il mercato che cerca di nuovo dentro il portafoglio dei governativi bancari in un déjà vu del 2012”, così scrive Antonio Guglielmi. Finora ogni volta che l’Eurozona si è avvicinata a quello che sembrava un collasso ha avuto la capacità di “emergere più forte e mostrare i muscoli – si legge ancora nel report – è un fatto che la pressione del mercato ha fornito ai policy-maker la motivazione per fare progressi nella strada verso il mutuo soccorso”. Ma la situazione attuale è molto più preoccupante.

UNO SGUARDO AL PASSATO
Lo scoppio della bolla dei periferici ha spinto Portogallo, Irlanda e Grecia fuori dal mercato dei finanziamenti nel 2010: a giugno di quell’anno fu fondato l’Efsf, il fondo salva Stati, con il preciso compito di fornire assistenza finanziaria. “Il 30% perso dallo Stoxx 600 bancario nei due mesi precedent fu completamente recuperato nei due mesi successivi”, afferma Guglielmi. Nel 2011 il problema fu invece la scarsa liquidità delle banche: l’indice settoriale “a settembre era sotto del 45% rispetto ai picchi di marzo – continua il capo analista di Mediobanca Securities – Ltro1 fu la risposta dei regolatori in dicembre e in tre mesi le azioni recuperarono il 40%”. Un recupero di breve respiro in quanto la liquidità temporanea fornita a Stati e banche non è stata abbastanza e nell’estate del 2012 le banche europee era di nuovi sui minimi. “La Bce e il suo whatever it takes è stata la conseguenza ulteriore – afferma Guglielmi – concretizzatasi nel programma Omt e nella trasformazione dell’Efsf nel più potente e flessibile Esm a settembre di quell’anno”. Una misura che ha fatto quasi raddoppiare lo Stoxx600 bancario nei successivi tre anni, anche sulle aspettative di misure di politica monetaria non convenzionali. Che si sono materializzate nel Qe da 1,1 trilione di euro.

…PER CAPIRE LA TRAGEDIA ODIERNA
Lo Stoxx600 bancario ha perso il 40% negli ultimi sei mesi, i due terzi da inizio anno. L’indice è sugli stessi livelli dell’aprile 2009: in sette anni nessuna misura strutturale ma solo stimoli temporanei che hanno provato acquisti di breve respiro sui listini. “E stavolta la situazione è peggiore che mai – spiega Guglielmi – perché i policy-maker devono risolvere contemporaneamente tutti i problemi: drenaggio di liquidità sul fronte del credito bancario; sostenibilità del debito con gli spread della periferia che tendono ad aumentare in barba al Qe; e la situazione patrimoniale delle banche messa a dura prova da diverse prospettive (Npl, bail in, asset di livello 3, derivati, cedole delle obbligazioni Additional tier 1)”.

CRISI PROFONDA
Senza considerare che la correzione dei listini è un chiaro messaggio di mancanza di perdita di fiducia verso i policy-maker. Non solo la crisi è profonda ma è anche auto-inflitta: “Il Qe fatica a generare crescita e inflazione, la super-regolamentazione contenuta nella direttiva sul bail-in insieme alla sua confusa implementazione e alla incompleta unione bancaria sta ottenendo un risultato opposto a quello sperato”. E a completare il quadro fosco, il contesto macro davvero difficile, con “prezzi delle commodity bassi, rallentamento globale, pioggia di vendite sugli emergent e la stretta monetaria iniziata dalla Fed. “Se la crisi post-Lehman si è materializzata con una crisi dei prestiti interbancari – spiega Guglielmi – oggi sono quelli al dettaglio a essere sotto pressione”.

CI VUOLE PIU' MUTUALITA'
La soluzione? Alzare l’asticella sulla necessità della mutualità. “Lo scambio sul tavolo – continua l’analista – è tra qualche progresso nello schema di deposito Ue, in nome della maggior mutualità richiesta dalla periferia con qualche concessione in più alla sovranità e la rottura del corto circuito tra banche e bond governativi, come richiesto dall’Europa core”.
28/02/2016

Nessun commento:

Posta un commento