L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 febbraio 2016

l'Europa che implode

Ue a Vienna, tetto profughi illegale. Renzi, Dublino ha fallito
Alfano, lavoriamo perché Europa non vada contro muro
18 febbraio 2016

Ue a Vienna, tetto profughi è illegale. Alfano, pronti a tutto

BRUXELLES - Il tetto che l'Austria intende imporre sull'accoglienza dei richiedenti asilo "sarebbe chiaramente incompatibile con gli obblighi rispetto alle leggi Ue e internazionali". Così il commissario Ue Dimitris Avramopoulos al ministro dell'Interno austriaco Johanna Mikl Leitner, in una lettera di cui l'ANSA ha preso visione. Avramopoulos boccia anche le quote pensate per i richiedenti in transito e "sollecita a riconsiderare le misure unilaterali proposte".

"Il 2015 ha sancito che Dublino è fallito, ha fallito.
Capisco che ci siano alcuni Paesi che dicano il contrario. Per anni l'Europa ha messo la polvere sotto il tappeto. Ora ne dovremo parlare, in questo e nei prossimi Consigli". Lo ha detto il premier, Matteo Renzi, arrivando al Consiglio europeo. "Mi rendo conto che la situazione in Austria è comprensibilmente molto difficile. C'è un problema. Ma non possiamo pensare di chiudere il Brennero che è uno dei passaggi simbolici dell'Europa", ha poi aggiunto il premier.

"E' del tutto evidente che dobbiamo lavorare perché non ci siano emergenze nei Balcani:
l'Italia è sempre pronta a fare la sua parte. La domanda è se l'Europa è pronta a fare la sua, se passa da un atteggiamento tattico della risposta immediata a uno strategico". Lo ha detto il premier Matteo Renzi, arrivando al Consiglio europeo.

"Non mi piacciono queste misure". Così il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker sulle decisioni prese dall'Austria sui controlli ai confini, affermando che ora "queste sono sotto esame" in quanto "la questione è vedere se sono in linea" con le regole Ue. Il tema, insieme a quello del tetto ai rifugiati e al transito dei migranti, verrà affrontato direttamente da Juncker con il cancelliere austriaco Werner Faymann "questo pomeriggio". "Per noi della Commissione", ha quindi sottolineato ancora una volta il presidente, "il punto chiave è sempre lo stesso: bisogna applicare quanto è già stato deciso negli accordi per quanto riguarda la redistribuzione e gli altri punti già affrontati".

Al termine dell'incontro, il cancelliere austriaco Werner Faymann ha affermato a Bruxelles che Vienna resterà sulla posizione assunta sul tetto limite per i profughi. "Dal punto di vista politico, è impensabile che l'Austria accolga tutti i richiedenti asilo dell'Europa", ha continuato Faymann, che ha anche sottolineato che la questione di diritto dovrà essere affrontata dai giuristi.

Sulla crisi dei profughi in Italia "ci stiamo preparando ad ogni scenario possibile, ma stiamo lavorando per impedire che l'Europa vada a sbattere contro un muro". Così il ministro dell'Interno Angelino Alfano, alla riunione di pre-vertice del Ppe, sugli scenari possibili come conseguenza delle decisioni unilaterali dei Paesi, a effetto domino, nei Balcani occidentali. "Su questa vicenda delle migrazioni l'Europa rischia di finire", ha sottolineato il ministro, aggiungendo che "avendo capito in ritardo qual era la soluzione, adesso non può anche andare nella direzione sbagliata perché c'è qualche Paese che per le più varie ragioni si è spaventato o intimorito".

"Dobbiamo difendere le frontiere esterne, risolvere la crisi siriana, e aiutare la Turchia" a contenere il flusso in uscita, ha evidenziato Alfano. "Questa è una strategia molto complessa ma solo un'Europa unita può riuscire a farla". Quanto alla revisione di Dublino, ha spiegato il ministro, "abbiamo attivato un lavoro con un po' di Paesi che ci stanno dicendo di sì. Perché ormai è fuori dal buonsenso pensare di caricare sul Paese di primo ingresso questi flussi enormi. Dublino è una foto ingiallita di un passato che non rispecchia più l'Europa di oggi".

Rispetto al rischio di un'area mini-Schengen, con l'esclusione di Grecia e Italia
come conseguenza dell'attivazione dell'articolo 26 del codice Schengen che permette controlli alle frontiere interne fino a due anni, per Alfano "sarebbe la fine dell'Europa. Un Paese o due non possono pagare il conto di un intero movimento globale di profughi che scappano da guerre e persecuzioni". "L'Europa senza l'Italia non ha dove andare. Questo assetto europeo col Regno Unito che fa il referendum per andar via ed eventualmente un'Italia che dovesse subire una scelta di questo genere - ha concluso il ministro - sarebbe un'Europa davvero inconsistente e senza un futuro".

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