L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 febbraio 2016

Libia, gli imbecilli pompano sempre di più il governo fantoccio ma nonostante ciò ancora a carissimo amico



Libia, sprint negoziale per nuovo governo

Roma - I membri del Consiglio di presidenza libico hanno lavorato tutta la notte per cercare di formare entro oggi la lista coi nomi dei membri del nuovo governo di riconciliazione nazionale. Secondo quanto riferisce il sito "al Wasat", le consultazioni per la formazione dell'esecutivo "ristretto", che dovrebbe essere composto da appena dodici ministri, in corso a Skhirat, in Marocco, ha avuto ieri un'accelerazione. L'idea è quella di annunciare la nascita dell'esecutivo lasciando al Consiglio di presidenza le deleghe del ministro della Difesa, essendo questo il vero ostacolo alla formazione del governo. L'articolo 8 dell'accordo sulla formazione del governo di unità nazionale, infatti, delega la responsabilità delle nomine dell'esercito al premier Fayez al Sarraj e al Consiglio di presidenza libico, formato dai rappresentanti delle tribù e delle regioni di tutto il paese. Proprio il mancato accordo sulla figura del ministro della Difesa ha spinto il premier incaricato Fayez al Sarraj a chiedere maggiore tempo, almeno fino a domenica 14 febbraio, per presentare la sua squadra.
Secondo i media libici la discussione sul ministero della Difesa era su tre nomi: Abdel Basat al Badri, attuale ambasciatore libico in Arabia Saudita e Giordania; Mohammed Hussein al Baraghuthi ex ambasciatore in Giordania; Hussein Abdullah al Abar, ufficiale di polizia in pensione. Il governo dovrà poi avere la fiducia del Parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. E tre deputati libici che hanno sempre boicottato questo parlamento, dal suo insediamento due anni fa, contestandone la legittimità, hanno deciso di unirsi ai lavori dell'aula, seguendo il cammino di altri sette deputati che hanno giurato nei giorni scorsi e di altri dieci che lo avevano fatto a gennaio. Se si dovesse risolvere il complicato nodo del nuovo governo, tornerebbe di attualità l'eventualità di un intervento internazionale contro l'Isis a sostegno dell'esecutivo. A tal proposito le brigate di Misurata si sono proposte come avanguardia di un'eventuale missione militare dei paesi occidentali contro la citta' di Sirte, roccaforte del gruppo jihadista. E da Tunisi il ministero della Sanita' tunisino ha fatto sapere di aver gia' studiato un piano di emergenza per accogliere una possibile ondata di rifugiati e migranti in caso di eventuale azione militare dei paesi occidentali. (AGI) 

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