L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

Libia, non dobbiamo andare in guerra ma neanche pretendere di dividere il paese in tre parti, è una decisione del popolo libico e non di paesi stranieri

Libia. Gen. Camporini “Italia fa bene ad essere prudente. La soluzione è dividere in tre il Paese”. 
mercoledì , 24 febbraio 2016
 

“La soluzione migliore per la Libia sarebbe la divisione del territorio in tre parti“, “ripristinare la situazione esistente prima dell’intervento di Rodolfo Graziani, durante il fascismo. Graziani unificò, oggi converrebbe dividere: la Cirenaica, la Tripolitania e la zona meridionale, dove le tribù sono armate le une contro le altre“. Lo sostiene il generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della Difesa, intervistato dal Corriere della Sera. Proseguire con i negoziati, a suo avviso, “sarà un lavoro lungo e senza sbocchi”, “troppi ostacoli, troppe fazioni da mettere d’accordo” e “il controllo del Paese sarebbe limitato”. Parlando del ruolo del nostro Paese, il generale ritiene che “finora l’Italia si è comportata in modo ineccepibile”, “senza un via libera del Consiglio di sicurezza, o una richiesta di un governo libico, qualsiasi intervento sarebbe illegittimo“, inoltre “se vogliamo che tutte le fazioni della Libia si uniscano contro l’invasore, basta mandare i nostri soldati al di là del Mediterraneo“. A proposito dell’utilizzo della base di Sigonella da parte degli Usa, Camporini spiega che “gli alleati possono usarla per operazioni della Nato. In questo caso, siccome gli americani non hanno agito come partner Nato, hanno dovuto fare una richiesta al governo italiano, e hanno ottenuto un’autorizzazione“. “Gli americani – dice – faranno solo interventi con piccoli reparti di forze speciali accompagnati da attacchi chirurgici scagliati da aerei e da navi”: “Si ritirano dallo scenario internazionale”, “l’America non è più il poliziotto del mondo”.

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