L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

Libia, stiamocene a casa abbiamo già fatto troppi danni, non seguiamo gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna

Alberto Negri sulla Libia: "L'Isis, dopo Palmira, fa colazione sul teatro romano di Sabrata. Prepariamoci al peggio"

Alberto Negri sulla Libia: L'Isis, dopo Palmira, fa colazione sul teatro romano di Sabrata. Prepariamoci al peggio

L'Italia che pensa di fare? Qualche inutile massacro con i droni Usa non serve a niente

Nella loro logica tutto ciò che ha preceduto l'Islam, più o meno cinquemila anni di storia, è solo patrimonio dei miscredenti.
di Alberto Negri*

L'Isis, dopo l'offensiva, sta facendo colazione sul teatro romano di Sabrata e magari i jihadisti pensano di distruggere anche questo patrimonio dell'Unesco come hanno già fatto a Palmira e in altri siti della Siria. Vanno e vengono dalla città come vogliono. 

Prepariamoci al peggio che i libici stanno già sperimentando con le decapitazioni delle guardie della città, un tempo fenicia, poi greca e quindi romana. Cosa faremo questa volta? Ci affideremo ai raid dei droni che come hanno dimostrato quelli americani proprio a Sabrata qualche giorno fa mietono un po' di vittime tra la guerriglia, molti tra i civili e non portano a grandi risultati? Anzi, l'occupazione temporanea di Sabrata fa pensare che l'Isis abbia deciso di eliminare l'attuale amministrazione islamista incapace di garantire la sicurezza dei jihadisti o magari addirittura complice del raid americano.

Le potenze occidentali dicono di avere un piano. Non c'è giorno che non ci sia propinata qualche soluzione: inviare truppe, dividere la Libia, fare un cordone marittimo, chiedere una risoluzione dell'Onu, aspettare che il governo di Tobruk e di Tripoli si mettano d'accordo, quasi una barzelletta. E anche tutte queste cose insieme. 

Il ventaglio delle proposte è talmente ampio da insospettire: forse il primo che prenderà l'iniziativa deciderà che guerra faremo alla Libia, la seconda dopo quella che ha abbattuto Gheddafi nel 2011 con le conseguenze ben note a tutti.
Cosa farà l'Italia già lo sappiamo. Seguirà gli altri, cioè americani, francesi, inglesi. Nella speranza di trovare un posto a tavola, uno strapuntino che le dia il diritto di difendere almeno in parte i suoi interessi energetici in Tripolitania che per altro finora l'Eni ha preservato per i fatti suoi attraverso gli accordi stretti con le milizie locali. 

Però un'idea ci sarebbe: stiamocene a casa, lasciamo che siano gli altri a spartirsi le spoglie di quel che rimane della Libia e che loro hanno contribuito a disfare. E quando sarà possibile manderemo i nostri caschi blu della cultura a Sabrata. La Libia è stata persa durante la seconda guerra mondiale, poi con la caduta di Gheddafi che anche noi abbiamo bombardato: alla terza volta speriamo di avere imparato la lezione.
 

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