L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 febbraio 2016

Libia, tranquilli adesso che il governo fantoccio si insidia, andremo alla GUERRA voluta dagli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna

LIBIA: DIFFICILE ABBINARE BASSO PROFILO E LEADERSHIP

di Antonio Li Gobbi
25 febbraio 2016, pubblicato in Commenti
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Il Wall Street Journal ci ha informato lunedì dell’accordo che consente agli Stati Uniti di far decollare droni armati da Sigonella per operare in Libia.
No … niente tweet da Palazzo Chigi al riguardo.  Non saprei perché … scarsa rilevanza dell’argomento, intasamento di tweet relativi alla “stepchild adoption”, o forse solo sano senso di mantenere fede sempre e comunque alle migliori tradizioni nazionali (anche all’8 settembre sono stati gli anglo-americani a definire quando gli italiani dovevano/potevano essere informati).
Messe da parte le sterili lamentele, tipiche di noi “popolo di mugugnatori”, non posso non rilevare come si tratti una svolta importante nel nostro atteggiamento nei confronti dell’ISIS in Libia o, meglio, dell’ISIS tout court. Bene, ragazzi, spolveriamo le armi. Perché? Beh, in un certo senso siamo ora “cobelligeranti”.
Non è poco, ma forse neanche molto …troppo per essere ritenuto insignificante dai nemici, troppo poco per essere considerato significante dagli alleati (ebbene sì, il solito déjà vu!).
Comunque, siamo realistici … per il popolo che ha fatto della ricerca del compromesso a qualsiasi  prezzo la sua ideologia e del buonismo “di facciata” la sua bandiera (bandiera di pace, per carità, non “di guerra”), direi che si tratta già di un passo molto importante.
Ciò detto, visto che mi sembra che si voglia continuare ad assumere in ruolo di osservatori “imparziali” rispetto a ciò che ci avviene intorno, possiamo stare tranquilli sulla base di quanto sinora concordato?
Sarò il solito pessimista che regolarmente vede il bicchiere mezzo vuoto, ma qualche piccola perplessità io l’avrei.
Sinceramente, sono le soprattutto rassicurazioni romane che preoccupano.
In primo luogo, si continua a rivendicare con fastidiosa insistenza l’attribuzione all’Italia di  “un ruolo di leadership” in Libia, pur senza impegnarvi risorse militari o politiche adeguate.
Nel far questo, i nostri “political masters” mi ricordano quei bambini viziati che, pur senza saper giocare a calcio, pretendono fare il “capitano” della squadra (magari perché l’unico posto per giocare è nel giardino  di casa loro).
Si tratta di una posizione che paga, se poi non si è in grado di  supportare questo ruolo con autorevolezza politica, affidabilità in termini di supporto  finanziario alle fazioni sul terreno (supporto più o meno cristallino, ma sempre più apprezzato quello ” meno” cristallino), credibilità militare e assetti efficaci e realmente impiegabili?
Personalmente, ho sempre ritenuto che, alla fine, in qualsiasi situazione di tensione non comandi chi ha il grado più elevato cucito sulla giubba, ma chi quel grado lo rivesta negli occhi di coloro che sono disposti a combattere. Non sempre le due figure coincidono.
Inoltre, a Roma ci si affretta a dichiarare che i droni saranno impiegati solo “per la protezione delle Forze Speciali operanti a terra” e che ogni volta gli USA dovranno chiedere alle autorità italiane l’autorizzazione a decollare (…ragazzi: veramente riteniamo che gli USA  si sottopongano a questo iter quando devono fornire sicurezza ai propri uomini?). Personalmente,  ho qualche dubbio.
Quando in Afghanistan operavano sia Enduring Freedom che ISAF, noi di ISAF avevamo grossissime difficoltà a sapere in anticipo dove Enduring Freedom intendesse condurre delle CAS (Close Air Support, cioè incursioni aeree)  nei nostri settori e i reports di Forze Speciali di Enduring Freedom scambiate per talebani perché operavano nei nostri settori senza averci detto niente erano quasi all’ordine dl giorno!
Lecito dubitare che la procedura descrittaci possa essere alla lunga realisticamente praticabile (per fattori di operational security, tempestività d’intervento, comprensibile diffidenza a fornire informazioni dettagliate ad un alleato che –al momento- non ha propri uomini in operazioni sul terreno, ecc).
Temo che gli USA, che già hanno aspettato ben un anno per raggiungere quest’accordo (pensavo che la Libia fosse innanzitutto una nostra priorità!), dopo il primo tentativo andato a vuoto per le nostre lungaggini, rinuncino a chiederci alcunché se dovranno fare cose veramente serie, limitandosi a chiederci l’autorizzazione formale per gli interventi di routine (proprio quelli di cui, ritengo, non ci interessi).
Un fallimento, quindi? Assolutamente no!  Da parte  italiana , l’obiettivo politico sarà stato comunque raggiunto: se qualcosa dovesse andare  storto (o meglio: quando qualcosa andrà storto), noi ci potremo ergere offesi gridando al tradimento statunitense : “noi non eravamo stati informati, gli USA non si sono attenuti alle procedure!!”
Da parte loro, gli USA faranno ciò che riterranno opportuno, sentendosi pienamente giustificati a farlo, visto che loro hanno gli uomini sul terreno.
Tutti felici e contenti quindi, ma anche efficaci?
Foto: US DoD, AP, Reuters, Usaf, Ansa

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