L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 febbraio 2016

Milano elezioni, il bugiardo Sala è candidato dal corrotto Pd a sindaco



Expo 2015: Giuseppe Sala ha mentito sul bilancio


Sono stati resi noti i conti della manifestazione dell’Expo 2015 e la realtà è diversa da quella che l’ex commissario, Giuseppe Sala, aveva affermato fino a qualche giorno fa. Sui numeri dell’Esposizione, l’ex amministratore unico, è sempre stato molto sfuggente e decisamente poco chiaro con i numeri. Ad ogni sospetto sui buchi lasciati da Expo 2015, Sala ha sempre dichiarato che i conti sono ottimi, senza mai dire numeri o prospetti chiari su utili e perdite.

Il consiglio di amministrazione, guidato proprio dal candidato sindaco del centrosinistra a Milano, alla fine ha dichiarato la cifra in una relazione che è stata discussa dai soci proprio il 9 febbraio scorso. L’esposizione universale ha chiuso il 2015 con una bella cifra in rosso di 32,6 milioni di euro. La perdita, come spiegano i consiglieri nella relazione, è dovuta in gran parte alle spese strutturali che pesano per 4 milioni al mese, che, queste spese, non si sono fermate con la chiusura di Expo 2015 e che potrebbero portare la società a restare a secco nel giro di tre o quattro settimane. Il collegio sindacale chiede al cda di fare «chiarezza in relazione alla necessità di risorse per la liquidazione». Il cda ha stabilito che per il 2016 alla società serviranno 58,3 milioni di euro di cui 39,6 per lo smantellamento dell’area e 18,7 per la chiusura dell’azienda. Questa cifra, come spiega il cda, dovrebbe ridursi grazie al programma del Fast Post Expo a 38,8 milioni, ma, appunto, dovrebbe.

Il 18 gennaio, proprio alla vigilia delle primarie del Pd, Giuseppe Sala spiegava: «Se uno non si fida dei bilanci vuoi dire che non si fida dei revisori, della Corte dei Conti, non c’è nessun buco e questa disinformazione è preoccupante». Le sue dichiarazioni al momento sono state smentite proprio dai numeri forniti ieri. Dopo quest’ennesima poco bella figura di candidati o esponenti del Pd, di dichiarazioni fatte e poi smentite da numeri o fatti concreti, bisogna chiedersi: c’è ancora da fidarsi?

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