L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2016

NoMuos, una relazione viziata nel metodo e nel merito ed autorizzazioni di realizzazione illegittime

Comitato No-Muos: «Verifiche
non sciolgono dubbi»

«Carenza di professionalità e la mancanza di terzietà del collegio dei verificatori»

Il Comitato regionale siciliano di Legambiente, il WWF, l’associazione movimento NO MUOS Sicilia, i comuni di Modica e Gela, e privati cittadini, insistono perché l’appello del Ministero della Difesa, favorevole all’installazione del sistema di comunicazione militare Muos, sia rigettato per il principio di precauzione.

Nella memoria del 15 febbraio scorso indirizzata al Cga per la Regione Siciliana (CGA) contestano la carenza di professionalità e la mancanza di terzietà del collegio dei verificatori (tre membri su cinque sono infatti di nomina ministeriale) chiamato a rispondere al quesito posto dal Cga su «quale sia l’effettiva consistenza e quali siano gli effetti, anche sulla salute umana, delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto Muos, quando funzionante».

La relazione definitiva del Collegio dei verificatori, depositata il 29 gennaio, si legge nella memoria, è poi viziata nel metodo e nel merito in quanto non è il risultato di quanto appurato dai verificatori attraverso la misurazione in loco dei campi elettromagnetici con l’impianto acceso, ma si limita a riportare i contenuti della documentazione fornita dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e delle rilevazioni effettuate dall’ARPA Sicilia e dall’ISPRA, soggetti non terzi nella vicenda in oggetto in quanto organi della Regione Siciliana, parte del processo.
«I risultati contenuti nella relazione finale - afferma Corrado Giuliano (membro del collegio difensivo - non risolvono i dubbi circa l’assenza di effetti nocivi delle emissioni elettromagnetiche sulla salute umana, né sulla conformità di tali emissioni alla normativa in materia di tutela ambientale dell’area SIC Sughereta di Niscemi, né sulla sicurezza del traffico aereo civile».

I consulenti tecnici nominati dalle associazioni ambientaliste hanno confermato anche l’illegittimità delle autorizzazioni a suo tempo rilasciate per la realizzazione dell’impianto Muos in violazione dei vincoli di inedificabilita’ assoluta imposti sull’area in questione. «Va poi aggiunto - dice Giuliano - che le conclusioni del collegio dei verificatori non hanno tenuto conto dell’obbligatorietà della procedura di Valutazione Incidenza Ambientale (VINCA), richiesta dalla Commissione Europea per garantire la tutela delle aree, come la sughereta, che fanno parte della Rete Europea Siti Natura 2000. Tutte considerazioni, conclude l’avv. Giuliano, che dovrebbero indurre all’applicazione del principio di precauzione più volte invocato, da più parti, nel presente giudizio».
24 febbraio 2016

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