L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 febbraio 2016

Referendum, i bamboccioni al governo del corrotto Pd hanno paura e allora sperperano denaro pubblico

IL VOTO IN PRIMAVERA

La strategia 5 Stelle contro Renzi «Al Nord un asse con la Lega»

In Lombardia e Veneto il Movimento e il partito di Salvini si muovono insieme per ottenere un election day unico sulle Amministrative e sul referendum per le trivelle

di Emanuele Buzzi


MILANO Una doppia strategia per i Cinque Stelle. Da un lato il Movimento rivolge un appello al presidente Sergio Mattarella per accorpare il referendum sulle trivellazioni alle Amministrative, dall’altro mette a punto un piano-b per il Nord che prevede scenari inconsueti. I pentastellati giocano su più tavoli la partita politica di primavera. Ed è proprio la seconda soluzione (molto difficile che si arrivi a un election day onnicomprensivo) quella dai risvolti più intriganti. Perché è una corsa contro il tempo per mettere in scacco il governo e, soprattutto, prevede un’intesa che non ti aspetti. Al Nord, in Lombardia e Veneto, Cinque Stelle e Lega si muovono insieme: l’obiettivo — mirato — è il referendum consultivo sul federalismo differenziato. L’idea è di associare la consultazione a quella sulle trivelle, che il consiglio dei ministri ha fissato per il 17 aprile.

La strategia

Un passo che avrebbe un duplice vantaggio: azzerare (o quasi) i costi del referendum consultivo e mettere in difficoltà l’esecutivo alla vigilia della campagna elettorale. Non è un caso che giovedì, appena è stata resa pubblica la data del quesito sulle trivellazioni, Luca Zaia abbia commentato: «Confermiamo la volontà di fare il referendum. E stiamo lavorando, di concerto con la Lombardia, perché ciò avvenga, in maniera ufficiale e seria, in un election day, segno di civiltà per fare economie di scala in un momento in cui vanno risparmiate risorse». «In Lombardia e Veneto chiediamo di avere maggiori risorse e competenze tramite il federalismo differenziato», precisa il capogruppo Cinque Stelle al Pirellone, Stefano Buffagni, sottolineando come questa non sia una consultazione sull’autonomia. E spiega: «Non si tolgono risorse alle altre regioni, ma la spesa viene trasferita dai ministeri di Roma alle regioni».

Il riferimento nella Costituzione

La chiave normativa è nell’articolo 116 della Costituzione che prevede ulteriori risorse per gli enti «virtuosi». I fondi — dice la Carta — «possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119». «Auspichiamo che Maroni e Zaia ci seguano con tempestività», conclude Buffagni. Il raggiungimento del quorum e una eventuale vittoria del fronte federalista — secondo i referendari — metterebbe in difficoltà Matteo Renzi: vincere significherebbe portare a casa un risultato tangibile (quantificato solo in Lombardia con 8 miliardi di euro).

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