L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 febbraio 2016

Siria&Parigi, Aleppo, e mass media italiane che gettano veleno per scelta ideologica, a prescindere


Siria, il giallo dei bombardamenti

FEB 16, 2016 



“Siamo lieti di dire che è stato raggiunto un accordo a Monaco, che ci sono stati dei progressi e che questo migliorerà la vita quotidiana dei siriani”. Così John Kerry, capo della diplomazia americana, salutava gli accordi con la Russia sul cessate il fuoco in Siria. Accordi che certamente non sono andati giù a Turchia e Arabia Saudita.

Adel al-Jubeir, ministro degli esteri saudita, si è subito precipitato a dire che “la Russia fallirà nel suo tentativo di salvare Bashar al Assad”. E così Erdogan ha messo a disposizione la base aerea di Incirlik. L’obiettivo? Condurre operazioni congiunte per dare la spallata al regime di Bashar Al Assad che, va detto, sta lentamente guadagnano terreno a discapito dei ribelli e dello Stato islamico.

Ma il vero punto di svolta in Siria si è raggiunto ieri, quando sono state bombardate alcune scuole e un ospedale ad Azaz e un centro ospedaliero di Medici senza frontiere a Ma’arat Al Numannella provincia di Idlib, in Siria settentrionale. Sono le 10.46 di ieri mattina e le agenzie danno notizia che “nove persone, compreso un neonato, sono morte nel bombardamento, ‘verosimilmente russo’, di un ospedale nel nord della Siria sostenuto da Medici senza frontiere (Msf). Lo ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, precisando che ci sono anche ‘decine di feriti'”. Medici senza frontiere non parla di bombardamenti russi. Parla di bombardamenti indiscriminati e di “un attacco deliberato contro una struttura sanitaria”.

Chi dice che le bombe sono russe? Innanzitutto l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che parla di raid “verosimilmente russi”. Verosimilmente, non certamente. I russi potrebbero aver colpito l’ospedale – e forse lo hanno fatto – ma la certezza non c’è. Inoltre, come ha ben spiegato Sebastiano Caputo su ilGiornale.it, l’Osservatorio siriano per i diritti umani è “un organo d’informazione fondato nel 2006 da Rami Abdel Rahman con sede a Coventry, in Inghilterra”. Ma chi è Rami Abdel Rahman? Continua Caputo: “Imprenditore sunnita di 42 anni, fuggito dalla Siria nel 2000 con l’aiuto di trafficanti, è praticamente un ‘one man band’ che raccoglie e trasmette opinioni, statistiche, notizie e conteggio dei morti (civili e militari) dalla sua casa di Coventry, una città industriale sperduta nell’Inghilterra. Sul suo conto girano tante voci, lui però dice di essere vicino ai Fratelli Musulmani, i principali nemici della Siria baathista ai tempi di Hafez Al Assad il quale negli anni Ottanta gli ha combattuti e resi illegali nel Paese”.

La seconda voce che si è levata contro i presunti bombardamenti russi è stata quella della Turchia. Dall’Ucraina, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha parlato di un “missile balistico russo” che avrebbe colpito un ospedale e una scuola nella città siriana di Azaz, provocando la morte di almeno 14 civili, due dei quali bambini. Eppure Davutoglu si è dimenticato di dire che anche i caccia turchi bombardano quella zona da sabato. Sempre i turchi hanno poi accusato la Russia di aver condotto “ovvi crimini di guerra” colpendo due scuole, un ospedale e un centro medico sostenuto da Medici senza frontiere.

Questa la cronaca. Se facciamo un salto indietro nel tempo di soli trenta giorni, troviamo però un’altra notizia interessante e, per questioni puramente linguistiche, connessa ai bombardamenti di questi giorni. Un mese fa la stampa inglese accusava il presidente russo Vladimir Putin di aver dato l’ordine di uccidere l’ormai ex spia del Kgb Aleksandr Val’terovič Litvinenko.

L’inchiesta si basava sulle conclusioni di un giudice britannico, Sir Robert Owen, che era arrivato a dire: “Probabilmente Putin è responsabile” di questo omicidio. Quel “probabilmente” è parso a tutti come un “ovviamente”. Cameron si irrigidì nei confronti dei russi e si assistette ad una vera e propria escalation diplomatica. Alle accuse inglesi rispondevano i russi e viceversa. Il tutto – si badi bene – si basava (e si basa ancora oggi) su un “probabilmente”. Non c’è né una prova di colpevolezza e neppure di innocenza nell’inchiesta di Sir Owen. Eppure per tutti è chiaro il mandante di quella morte. Stesso discorso per i fatti di questi giorni. Fonti di parte – i diretti interessati ovvero Medici senza frontiere non accusano nessuno – dicono che gli attacchi sono stati compiuti dai russi.

Davanti a fatti così fumosi c’è solo una certezza: la verità è ancora lontana.

Nessun commento:

Posta un commento