L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 febbraio 2016

Siria&Parigi, all'Isis/al Qaeda gli resta solo gli attentati terroristici contro le popolazioni inermi

CAOS SIRIA/ Jean:la tregua di Obama e Putin è condannata alla "sconfitta"

 martedì 23 febbraio 201 6 

Stati Uniti e Russia hanno raggiunto un’intesa per una cessazione delle ostilità in Siria a partire da sabato. Secondo quanto rivelato da funzionari statunitensi citati dai media, i due Paesi si sono accordati sulle modalità e sulle condizioni per la “fine delle ostilità”. Dalla tregua saranno esclusi Isis e Al-Nusra. Intanto da Ankara giungono dichiarazioni distensive dopo le minacce dei giorni scorsi: “La Turchia e l'Arabia Saudita non sono intenzionate a fare interventi in Siria se non nel quadro di eventuali decisioni della coalizione”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, nel corso di una conferenza stampa con Paolo Gentiloni. D’altra parte per Cavusoglu “solo gli attacchi aerei contro il Daesh in Siria non bastano. Ci vuole una strategia insieme agli attacchi aerei, ci vuole uno sforzo di terra”.

Per Selin Sanli, corrispondente dall'Italia per la TV pubblica turca TRT, “è chiaro a tutti che in Siria è necessario un intervento di terra, ma la Turchia in questo momento sta vivendo una confusione estrema. Da un lato c’è il Pkk che è tornato attivo, dall'altra ci sono i rifugiati, per non parlare del dibattito a favore o contro l’Europa. E’ veramente un momento molto delicato, e quindi trovo sensate le dichiarazioni del ministro Cavusoglu”. 

Abbiamo chiesto un commento al generale Carlo Jean, generale e analista militare. 

Generale, secondo lei la cessazione delle ostilità annunciata da sabato è in grado di reggere? 
No. E’ difficile che regga in quanto una cessazione delle ostilità presuppone che tutti gli insorti siriani siano d’accordo. In tutto sono circa 50 milizie, e non vedo come possano trovare un’unità d’intenti. Personalmente lo ritengo quasi impossibile. La situazione ormai è fuori controllo da parte di tutti, e i combattimenti andranno avanti finché fallirà l’iniziativa governativa, costringendo Assad a dimettersi, oppure fino a quando gli insorti saranno sconfitti. I ribelli siriani sono in grado di continuare a reggere la duplice pressione di Assad e stato islamico? In questo momento l’Isis non sta attaccando i ribelli. La pressione nei loro confronti viene soprattutto dalle forze governative e dai curdi dell’Ypg. 

Come legge il passo indietro della Turchia sull'intervento in Siria? 
La Turchia è stata frenata dagli Usa. D’altra parte per Ankara sarebbe una follia scatenare una guerra senza un “casus belli” che giustifichi un intervento della Nato. Sarebbe un’iniziativa della Turchia, non un’aggressione contro quest’ultima. Se gli aerei russi a quel punto attaccassero le forze turche, ciò avverrebbe comunque in conseguenza di un’iniziativa di Ankara. Non scatterebbe quindi l’articolo 15 del trattato di Washington relativo ai Paesi che aderiscono alla Nato. 

La Turchia è sincera quando afferma che si impegna a non intervenire da sola? 
E’ sincera per un semplice motivo: un intervento esporrebbe la Turchia a troppi rischi. Di fatto non è già in atto un intervento di Ankara contro i curdi siriani? Contro i curdi siriani sono in atto dei cannoneggiamenti, ma non un’invasione di terra.

Se anziché soltanto dalla Turchia, un intervento di terra fosse fatto da tutta la coalizione, quali conseguenze avremmo? 
Un intervento di terra della coalizione occidentale finirebbe per distruggere le forze russe che sono in Siria. Già di per sé la Turchia ha un esercito piuttosto forte, ma se poi gli Stati Uniti inviassero tre portaerei nel Mediterraneo orientale, i russi non avrebbero nessuna chance di resistere. D’altra parte se decidessero di non reagire per loro sarebbe un’umiliazione inaccettabile. Un intervento di terra infatti non si limiterebbe a una piccola zona di frontiera, tra Jarabulus e Azaz, ma molto verosimilmente proseguirebbe almeno fino ad Aleppo se non a Idlib o Latakia. 

Qual è la forza militare dispiegata dalla Russia in Siria? 
La Russia dispone di poche migliaia di soldati e non ha la possibilità di schierarne molti di più. Ci sono i marines della Crimea, ma a terra sostanzialmente ha soltanto un battaglione che protegge le basi dei missili contraerei. 

In quest’ottica, lei come legge gli attentati dell’Isis avvenuti domenica a Homs e Damasco? 
L’Isis compie questi attentati per dimostrare al mondo di essere ancora forte. Il messaggio alle forze governative e ai russi è che possono riconquistare nuove fette di territorio, ma allo stato islamico non manca certo l’esplosivo da mettere sulle autobombe. Daesh ha gli shahid (cioè i martiri, ndr) disposti a immolarsi, e porterà la morte nelle città sotto il controllo di Assad provocando numerose perdite. 
(Pietro Vernizzi)

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