L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 febbraio 2016

Siria&Parigi, è ormai palese quindi che l’Isis e le milizie ad esso afferenti siano in difficoltà su tutti i fronti

SIRIA: L’ESERCITO AVANZA VERSO RAQQA E ATTACCA IL PETROLIO DEL CALIFFATO

(di Giampiero Venturi)
17/02/16 
Da meno di 15 ore le Forze Armate siriane hanno preso il pieno controllo dei pozzi di petrolio di Jibab Marayta, nella Siria centrale. L’area, si trova circa 40 km a est di Ithriyah lungo l’autostrada 42, principale direttrice che collega Salamiyah a Raqqa, la cosidetta capitale dello Stato Islamico. È una zona ricca di greggio (e di resti romani) e una fondamentale fonte di approvvigionamento per il Califfato.
Dopo scontri durissimi unità della 4aDivisione meccanizzata dell'esercito siriano (precisamente la 555a Brigata) hanno neutralizzato la collina strategica di Khirbat al-Qusayr. Avrebbero partecipato alla battaglia anche gli agguerritissimi Falchi del deserto, il reggimento Golani (omaggio al Golan a cui la Siria non ha mai rinunciato, n.d.a) e le Forze Nazionali di Difesa.
Insieme ai terroristi dell’ISIS avrebbero combattuto invece anche i miliziani  di Aḥrār al-Shām, strettamente legati a Qatar e Arabia Saudita.
Alcuni reparti siriani si sarebbero spinti a est verso il Governatorato di Raqqa. L’obiettivo sarebbe la strada tra Sufayah e Soukhanah, determinante per tagliare definitivamente i rifornimenti allo Stato Islamico. 
All’ultima intersezione strategica della 42 c’è Resafa, la romana Sergiopoli con i resti di una provincia fertilissima ai tempi di Diocleziano. Ci sono poche decine di km fino all’Eufrate e all’aeroporto strategico di Tabaqa. Il grande fiume ha un forte impatto psicologico perché è la strada naturale per il sud est e per l’Iraq. Poco più a sud, proprio sull’Eufrate c’è Deir ez-Zur il centro che ha resistito per mesi agli attacchi islamisti e che ha ricevuto da poco i rifornimenti di uomini e mezzi da Damasco. Avanzare verso est significa chiudere in una morsa le forze jihadiste spingendo verso l’isolamento l’area di Raqqa. 
I progressi delle truppe di Damasco continuano anche a nord dove sembra sia partita l’offensiva decisiva per prendere il quartiere Bani Zaid di Aleppo. La zona è vicina ai sobborghi più densamente abitati della città e frequente obiettivo di colpi indiscriminati di mortaio dei terroristi, la cui concentrazione nell’area è particolarmente alta.
Nell’altro importante quadrante settentrionale di Latakia, la 103esima brigata Commandos della Guardia repubblicana starebbe facendo tabula rasa di elementi dell’FSA e di Al Nusra, nella sua marcia di avvicinamento a Kinsibba.
È ormai palese quindi che l’Isis e le milizie ad esso afferenti siano in difficoltà su tutti i fronti. Ultima possibilità dal punto di vista politico per il Califfato è l’internazionalizzazione della guerra.  La strada più breve sarebbe un cessate il fuoco (il cui prodromo è stato proprio a Monaco) con coinvolgimento di truppe di Paesi amici, in testa l’Arabia Saudita. È il motivo sostanziale per cui Damasco nicchia e continua a martellare le postazioni dei terroristi, forte non solo di una ritrovata superiorità militare ma anche di nuova linfa politica: secondo l’ex ambasciatore britannico in Siria Robert Ford, è ormai impossibile escludere l’attuale governo siriano dalla costruzione di un nuovo futuro per il Paese.
Mentre scriviamo, l’offensiva verso est continua. Come da noi sostenuto alcuni giorni fa, almeno fino a tutta la primavera a parlare saranno ancora le armi, ma il soffocamento economico e la fine del patrocinio esterno alle milizie fondamentaliste potrebbero cambiare i tempi.
(Foto: SAA)

Nessun commento:

Posta un commento