L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 febbraio 2016

Siria&Parigi, i tagliagola appoggiati dagli Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita perdono sul terreno e allora si inventano le stragi ai civili

Nella disinformazione dei media occidentali, il cerchio intorno allo Stato Islamico si stringe

(di Giampiero Venturi)
21/02/16
Oltre 40 morti per il doppio attentato di Homs. Come ogni evento eclatante oggi Homs fa notizia, ma i media nicchiano sui rilievi geopolitici del fatto. Homs è tornata sotto il controllo governativo e gli ennesimi attentati contro i civili provano la disperazione dei terroristi dell’ISIS, responsabili dell’ecatombe ma in chiara difficoltà su tutti i fronti.
Le informazioni incomplete e spesso distorte di giornali e tv occidentali sono un capitolo a sé nella tragedia siriana. Annotiamo che a dispetto di una popolazione stremata che considera il conflitto un’aggressione dall’esterno (basterebbe considerare la percentuale di stranieri nelle file jihadiste) la maggior parte dei media continua a parlare di guerra civile.
Le reti nazionali in particolare continuano a fornire report parziali, limitandosi a notizie rimbalzate da corrispondenti mai entrati in territorio siriano.
È della notte ad esempio la notizia della conquista da parte dei curdi delle Forze Democratiche Siriane di Shadadi, città dell’est del Paese. I maggiori organi di stampa si affrettano a sottolineare lo sponsor USA delle milizie, dandole sulla strada di Raqqa. Raqqa (città araba e non curda tra l’altro) è lontana da Shadadi che invece rientra nel quadrante di Deir ez-Zur, assediata per 3 anni dai terroristi e difesa dai siriani con una resistenza divenuta leggenda. Il dato importante è che l’area desertica a est del fiume Khabur fino a pochi mesi fa era regno incontrastato del Califfato il cui acronimo ISIS richiama proprio l’area sovrapposta tra Siria e Iraq. Oggi vacilla.
Il cerchio intorno allo Stato Islamico continua a stringersi anche a nord. Reparti delle Qawat Al-Nimr (Forze Tigre), nello specifico le speciali unità Ghepardo, appoggiati dai Falchi del deserto, avrebbero chiuso la partita nel distretto di Jibrin ad Aleppo. È la zona industriale che si snoda appena usciti dell’aeroporto lungo l’autostrada 4 in direzione est.
Nelle ultime ore l’autostrada 4 è diventata un incubo per i terroristi dell’ISIS (un po’ come l’A4 italiana per gli automobilisti nei giorni di ponte). Chiusi in una sacca nella piana di Al Safira, 7-800 miliziani sarebbero in fuga abbandonando le posizioni. In tutta l’area è ora in corso la bonifica degli ordigni IED disseminati e il consolidamento di tutti i villaggi riconquistati dalle Forze Armate siriane negli ultimi giorni.
40 km a est di Aleppo, sul lato esterno della sacca di cui sopra, c’è la famosa base aerea di Rasin El Aboud, meglio conosciuta come Kuewereis. A novembre 2015 i siriani avrebbero rotto l’assedio mettendo a segno un’importante vittoria contro i terroristi la cui roccaforte di Dayr Hafir dista meno di 15 dalla base. Tra i prossimi obiettivi della riconquista governativa dovrebbero esserci proprio Dayr Hafir e Al Bab, altra “fortezza storica” dello Stato Islamico. Liberate queste due città, per l’ISIS inizierebbe il conto alla rovescia.
Più a sud, proprio nel Governatorato di Raqqa le forze jihadiste sarebbero in ritirata sull’aeroporto di Tabaqa, stringendo ancora le loro posizioni verso il fiume Eufrate.
Le Forze Armate siriane liberano dagli islamisti centinaia di km quadrati ogni settimana ma sul fronte internazionale i venti di guerra non si placano. Paradossalmente il peggioramento della crisi è direttamente proporzionale alle difficoltà delle milizie jihadiste che ruotano intorno al Califfato. Alla luce della richiesta di aiuto incondizionato indirizzato agli USA dalla Turchia in caso di allargamento del conflitto, aspettiamo le evoluzioni delle prossime ore.
(foto: web)

http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/nella-disinformazione-dei-media-occidentali-il-cerchio-intorno-allo-stato 

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