L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 24 febbraio 2016

Siria&Parigi, sono le armi che dettano le regole

DAMASCO FORZA I TEMPI DELLA CONTROFFENSIVA MA IL CALIFFATO E LE MILIZIE ISLAMISTE RESISTONO A OLTRANZA

(di Giampiero Venturi)
23/02/16 
Mentre ci si prepara al cessate il fuoco, le armi parlano ancora.
Sia nel caso di improbabili negoziati (tra chi e per cosa ancora non è chiaro), sia nel caso in qui prevalga lo status quo, le truppe di Damasco e i loro alleati provano a recuperare più territorio possibile dai miliziani fondamentalisti. Dal canto loro i terroristi di tutta la galassia islamista, dal nord al sud, vendono cara la pelle e in alcuni punti danno segnali di ripresa: Khanasser, sulla via dei rifornimenti per Aleppo è stata riconquistata dall’ISIS in queste ore.
Riprende con vigore l’offensiva governativa nel settore nord est di Latakia, preludio alla piana del Governatorato di Idlib. A cavallo fra i monti che guardano la Turchia e la valle del fiume Oronte, quest’area verde ricca di abeti, storia e panorami, subisce lo stupro  dalla guerra da anni ma per la prima volta torna a vedere almeno in teoria, la luce di un ritorno alla normalità. La strada è ancora lunga, ma si vedono i segnali.
Da domenica 21 febbraio è iniziato il lancio di volantini delle Forze Aeree siriane su Jisr al-Shughour, con un ultimatum che invita alla resa i miliziani di Jaysh Al-Fatah (Esercito della Conquista).
Specifichiamo che Jaysh Al-Fatah è sponsorizzato da Ankara e fino a metà 2015 ha goduto di una sorta di delega esclusiva sugli altri gruppi islamisti per il Governatorato di Idlib. Oggetto di una forte concentrazione di attacchi aerei russi e di un’accelerazione delle operazioni della 103aBrigata Commando della Guardia Repubblicana, l’Esercito della Conquista ha cominciato a perdere posizioni dall’autunno scorso, fino a iniziare una vera e propria ritirata su tutto il fronte nord ovest.
La regione alle spalle di Jisr al-Shughour, molto difficile perché rocciosa e attigua al confine e ai rifornimenti turchi, non favorirebbe il movimento di mezzi corazzati, motivo principale per cui il grosso dei veicoli pesanti siriani si sposterebbe lungo l’ormai famosa autostrada 4 (nel tratto Latakia-Aleppo). 
Fonti locali militari sostengono che i governativi potrebbero essere comunque alle porte della città a giorni. Sarebbe in corso in queste ore l’assalto ad alcune alture strategiche e alla città di Sirmaniyah. Siamo nei pressi di Salma, riconquistata a gennaio (vedi nostro reportage).
Nell’offensiva giocherebbero un ruolo non secondario le milizie Hezbollah, storico nemico di Jaysh Al-Fath. Il peso effettivo dei miliziani sciiti, l’appoggio iraniano e il ruolo che svolgerà Israele, ovviamente sono tutti da vedere nel corso degli sviluppi della crisi siriana.
A sud, i terroristi dell’ISIS resistono tenacemente sulle montagne di Quraytayn nel fronte a sud est di Homs. Ci sono circa 100 km tra Quraytayn e il confine con l’Iraq lungo l’autostrada 2. Recuperare la città significherebbe mettere a rischio la continuità territoriale del Califfato.
La situazione rimane tuttavia fluida. Unica cosa certa è che la diplomazia corre dietro al fronte. Maggiori saranno le riconquiste di Damasco sul piano militare, minori saranno le carte negoziali da giocare per i Paesi limitrofi pronti a reclamare un ruolo. Le prossime settimane saranno cruciali per il futuro della Siria.
(Foto: القوات المسلحه السورية)

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