L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 febbraio 2016

Sistema Bancario un'altro passo verso la privatizzazione

Bcc, il dl aiuta la banca vicina a Renzi e Lotti

La riforma concede agli istituti con 200 milioni di riserve di rimanere autonomi. È il caso di Cambiano. Dove lavora il padre del sottosegretario di Palazzo Chigi.


11 Febbraio 2016

(© Imagoeconomica) Il premier Matteo Renzi assieme al sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti.

Il governo Renzi ha varato un decreto legge contenente misure urgenti per la riforma delle banche di credito cooperativo e altre disposizioni per il settore.
Nuove disposizioni che, tempo 18 mesi, obbligano diverse piccole banche sul territorio a entrare in un gruppo bancario cooperativo (una holding) che abbia come capogruppo una società per azioni (Spa) con un patrimonio non inferiore al miliardo di euro.
Molte delle quasi 370 Banche di credito cooperativo (Bcc) presenti in Italia quindi potrebbero sparire, lasciando diversi territori sguarniti di rappresentanze e di connessioni con il tessuto economico sociale della zona.
C'È UNA VIA D'USCITA. Però l'esecutivo ha concesso una via d’uscita: la Bcc che non intende aderire a un gruppo bancario potrà farlo a condizione che abbia riserve di entità consistente (almeno 200 milioni).
In cambio però deve versare un'imposta straordinaria del 20% su questo patrimonio.
Una quota certo non da poco.
Al momento sarebbero soltanto una decina le banche sopra questa soglia.
Questo consentirebbe agli istituti, nonostante la sovrattassa, di mantenere la loro autonomia.

UNA BANCA IN PARTICOLARE... E tra queste ce n'è una che desta qualche malizia. Mauro Benigni, direttore generale della Banca di Pisa e Fornacetta, gruppo Cabel, ha spiegato infatti all’Ansa che «l'unica banca del nostro gruppo che potrebbe farlo e che ha oltre 200 milioni di patrimonio e riserve è quella di Cambiano».
Non si tratta di una Bcc qualunque, ma di una delle più vicine al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al sottosegretario di Palazzo Chigi Luca Lotti, che diventando una Spa potrebbe mantenere a questo punto la sua autonomia sul territorio.

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