L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 febbraio 2016

Snam Sulmona, le imprese (confindustria) guardano solo il profitto immediato aziendale e poco gli interessa la salvaguardia del territorio che devastano in continuo per aumentare guadagni

Pizzola

Metanodotto SNAM: intervista a Mario Pizzola


2016/02/19

Mario Pizzola Comitati Ambiente Sulmona
Mario Pizzola è il portavoce dei Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona. Da sindacalista ha ricoperto l’incarico di segretario degli edili della CISL per l’Abruzzo e il Molise. In rappresentanza del movimento dei Verdi è stato consigliere alla Provincia dell’Aquila e al Comune di Sulmona. Come segretario regionale dello stesso movimento ha svolto un ruolo di primo piano nella battaglia contro il terzo traforo del Gran Sasso. È co-portavoce del Comitato che si batte per la riconversione a fini civili e di pace del deposito militare di Monte San Cosimo.
Mario che cos’è la Snam?
La Snam Rete Gas S.p.A. è una società con persona giuridica di natura privata, con sede centrale a San Donato Milanese. Incorporata fino al 2011 nel gruppo ENI, la Snam ha come finalità la costruzione e gestione di gasdotti. Ha una rete di trasporto gas di 32.300 km. Il 30% del suo azionariato è posseduto dalla Cassa Depositi e Prestiti.
Qual è il progetto che la Snam vorrebbe realizzare nel centro Abruzzo, nello specifico a Sulmona? 
Il progetto Snam che interessa l’Abruzzo è quello del metanodotto Sulmona-Foligno di 170 km, dei quali quasi due terzi insistono nel territorio della Provincia dell’Aquila. Questo progetto è parte di un’opera molto più grande denominata ‘Rete Adriatica’, di circa 700 km, che coinvolge 10 Regioni, da Massafra (TA) a Minerbio (BO). Oltre al metanodotto, a Sulmona la Snam intende costruire anche una centrale di compressione e spinta.
Quali saranno gli impatti della centrale di compressione e del relativo metanodotto?
In primo luogo il rischio sismico che accentua la pericolosità, già di per sé elevata, di questi impianti. Diversi sono i casi di metanodotti esplosi per cause naturali, come è accaduto a Mutignano di Pineto il 6 marzo dello scorso anno. C’è poi l’impatto ambientale, che è notevole, per un territorio come il nostro che è il crocevia del sistema dei Parchi in Abruzzo. Da considerare, inoltre, i danni all’economia locale, in primo luogo all’agricoltura di qualità e al turismo. Oltre a tutti questi impatti negativi la centrale di compressione porta con sé anche i rischi per la salute pubblica, a causa delle emissioni nocive che scaturirebbero dall’impianto.
Il comitato ha richiesto al Governo di istituire immediatamente un tavolo tecnico istituzionale per l’individuazione di alternative al progetto attuale della Snam. Il Consiglio dei Ministri ha vagliato la vostra rivendicazione?
Il 16 dicembre scorso a Roma, nell’incontro che come Comitati abbiamo promosso presso il Senato della Repubblica, ben 14 Parlamentari appartenenti a diverse aree politiche hanno sollecitato il Governo ad istituire il tavolo tecnico istituzionale per le alternative al progetto della Snam, tavolo previsto dalla risoluzione della Camera dei Deputati approvata con voto unanime il 26 ottobre 2011. A tutt’oggi il Governo Renzi, al pari dei precedenti, è inadempiente nel dare attuazione alla volontà della massima Istituzione elettiva del nostro Paese.
Nonostante la vostra apertura democratica gli imprenditori locali (in particolare Confindustria) vi definiscono ‘quelli del no a prescindere’. Lei non lo trova un epiteto pregiudizievole?
Al mondo imprenditoriale locale noi, con uno specifico documento, abbiamo richiesto un confronto approfondito. Siamo sorpresi che ci si risponda con epiteti stantii ed anacronistici. La nostra opposizione ai progetti altamente impattanti è stata sempre molto motivata, non solo per quanto concerne la questione Snam, ma anche nei casi del cementificio, con mega cava, di Toto e dell’inceneritore per rifiuti ospedalieri. Dagli imprenditori ci aspettiamo non slogans ma un impegno concreto per la difesa del nostro territorio, della sua vocazione naturale e dell’economia che essa mette in moto.
I rappresentanti politici, locali e nazionali del territorio, quanto hanno contribuito nella lotta No Snam?
In questi otto anni il peso della mobilitazione è ricaduto essenzialmente sulle spalle dei Comitati. I nostri rappresentanti politici hanno fatto ben poco. Avrebbero dovuto mettersi alla testa della lotta, come abbiamo insistentemente richiesto, e invece sono stati quasi sempre alla finestra o non si sono visti affatto; nel migliore dei casi si sono limitati ad approvare delibere o a partecipare alle Conferenze dei Servizi.
La profonda crisi politico-amministrativa che sta vivendo la città ovidiana quanto peserà sulle questioni del Punto nascita, del tribunale e della Snam?
Penso che peserà notevolmente perché si tratta di questioni che richiedono delle forti risposte politiche; risposte che non possono arrivare da un commissario prefettizio il cui compito è quello di curare l’ordinaria amministrazione. Per il problema Snam, soprattutto, c’è l’elevato rischio che il Governo possa autorizzare la centrale proprio in questa fase in cui a Sulmona mancano il Sindaco e la giunta municipale.
Il Presidente della provincia dell’Aquila Antonio De Crescentiis è l’assente ingiustificato di questa battaglia. Il 25 agosto 2015, in occasione della visita di Renzi nel capoluogo Abruzzese, il quotidiano «Repubblica» ha ripreso un battibecco molto animato tra lei e De Crescentiis. Perché c’è stato questo diverbio? 
Il Presidente della Provincia dell’Aquila si è risentito perché in quella occasione abbiamo chiesto ai nostri rappresentanti istituzionali, D’Alfonso in testa, di mostrare la schiena dritta di fronte a Renzi; ma essi hanno tenuto un comportamento subalterno, infatti nessuno ha ritenuto di dover far presente al premier le tante emergenze ambientali dell’Abruzzo, progetto Snam compreso. De Crescentiis, che ha intrapreso una battaglia contro il nuovo progetto di variante autostradale di Toto (battaglia che nel merito condividiamo) brilla invece per la sua totale assenza sulla questione Snam. Non ricordiamo nessuna iniziativa che egli abbia preso al riguardo, da Presidente della Provincia. Eppure il tracciato del metanodotto corre per oltre 100 km lungo il territorio provinciale, interessando numerosi Comuni. Siamo ormai nella fase conclusiva del procedimento autorizzativo ma il Presidente della Provincia continua ad essere un fantasma, in senso figurato ovviamente.
Mario qual è la via da imboccare per salvaguardare la Valle Peligna dall’aggressione di un capitalismo sempre più selvaggio?
Manca una visione strategica per il nostro territorio, non solo da parte del mondo imprenditoriale e produttivo, ma soprattutto da parte dei nostri rappresentanti politici ed istituzionali. Chi si candida a gestire la cosa pubblica deve porre al centro la difesa del bene comune, del quale sono parte essenziale le ricchezze naturali, come ci ricorda anche papa Francesco con la sua recente enciclica. Dopo il fallimento delle politiche industrialiste degli ultimi decenni, ciò è ancora più vero per il nostro comprensorio. Non possiamo consentire l’aggressione e il depauperamento delle nostre risorse ambientali perché è proprio sull’utilizzo accorto ed intelligente di esse che potremo costruire il nostro futuro.
Marco Alberico

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