L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 febbraio 2016

Solo uscendo dall'Euro potremmo attuare una politica di Piena Occupazione Dignitosa

ECONOMIA E FINANZA
RIPRESA?/ Le “sviste” di Renzi e Rienzi

Mauro Artibani
domenica 28 febbraio 2016

















Lievita il numero di inattivi: individui che non lavorano e non sono in cerca di occupazione. Si tratta di una popolazione più vasta dei disoccupati, quasi la popolazione degli occupati: secondo gli ultimi dati Eurostat, gli occupati nel terzo trimestre ammontavano a 169,6 milioni, i disoccupati a 12,9 milioni e gli inattivi a 105,1 milioni. Uno sguardo alle dinamiche del mercato del lavoro nazionali mostra invece profonde divergenze. L’Italia, ad esempio, risulta il Paese europeo con la maggior crescita di inattivi: si contano almeno 4 su 10 disoccupati che hanno abbandonato la ricerca di un posto. Solo il 14,3% ha trovato un’occupazione. Dopo il nostro Paese, la Finlandia ha visto crescere gli inattivi del 34%, l’Olanda del 27,8% e la Svezia del 25,6%. Mancano i dati della Germania.

Dunque, se la crescita economica vien fatta con la spesa e, con questi chiari di luna, la spesa non si può fare, beh....tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino: l’indice che misura la fiducia dei consumatori di Eurolandia a febbraio ha evidenziato un calo da -6,3 a -8,8 punti, il livello minore da oltre un anno. I consumi globali restano fermi al palo. L’inflazione non riparte. E la ripresa perde slancio.

A farne le spese sono anche i colossi mondiali come Procter & Gamble che in Italia commercializza decine di prodotti (da Gilette a Mastrolindo, dalle Pringles al dentifricio Az). Il colosso americano si prepara dunque a stringere ulteriormente la cinghia, tagliando costi per altri 10 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. L’annuncio è arrivato dalla prima uscita pubblica dell’amministratore delegato David Taylor, in carica dallo scorso novembre, che punta a rendere più agili le attività del gruppo e a fare salire le vendite. Per il gruppo il momento resta complicato: i nuovi tagli, infatti, si vanno ad aggiungere a quelli per 7 miliardi già effettuati dal 2012, anno in cui era stato annunciato un piano di riduzione delle spese da 10 miliardi.

Brrrr! Riduzione dei costi. Tra questi non è difficile prevedere quella dei posti di lavoro, così come il remunero del lavoro. Così, risiamo daccapo: il commercio globale continua a dare segnali di rallentamento. Il Baltic dry index, indice che traccia i costi di noleggio delle navi cargo per il trasporto di materie prime, mostra che gli scambi sono ancora in fase di frenata. Da novembre, mese nel quale era sceso per la prima volta sotto quota 500, l’indice ha proseguito la sua caduta: al momento si trova a 315, quando solo lo scorso agosto segnava 1.222 (un picco recente, invece, era stato di 2.330 a fine 2013).

Per tutta risposta il Presidente Renzi sparge fiducia come se piovesse, per far spendere i renitenti alla spesa. Renitenti, magari, quegli inattivi o i figli, o i padri, o le mogli; i disoccupati con figli e mogli a carico e perché no quel 46% di pensionati “al minimo” o i disabili con assegni mensili di 280 euro e gli incapienti e quelli che hanno messo i soldi al pizzo perché vedono nero? Presidente, lei ha il diritto di provarci, io quello d’esser dubbioso.

E Rienzi, non Renzi, proprio Rienzi, cosa fa questa volta? Prende lucciole per lanterne. Il Codacons giudica “insufficiente” il rialzo dell’inflazione a gennaio al +0,3% dallo 0,1% di dicembre. “I numeri sull’inflazione sono ancora deboli e crescono a ritmo eccessivamente lento - spiega il presidente dell’associazione, quel Rienzi. Ciò che più preoccupa è tuttavia la brusca frenata del carrello della spesa che passa dallo 0,9% allo 0,3%. Anche i beni alimentari e quelli più acquistati dalle famiglie subiscono quindi un pesante stop che non aiuta la nostra economia e non rappresenta un vantaggio per nessuno. Risulta necessario, per far ripartire l’inflazione, puntare sui consumi delle famiglie, incentivando gli acquisti attraverso misure specifiche e strutturali e creando occasioni di acquisto per i cittadini”.

Glielo dite voi che la crescita si fa con la spesa e che i suoi rappresentati, per poterla fare, o lavorano e guadagnano quanto serve per acquistare tutto il prodotto, cosa oggi difficile, o i più - quelli che dispongono dello stesso reddito da 28 anni - avranno da guadagnare dalla deflazione che rifocilla il potere d’acquisto?

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