L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 marzo 2016

2016 crisi economica, la vera ricchezza è la Piena Occupazione Dignitosa tutt'altro ha fatto e vuole fare il Capitalismo mondiale

"Investimenti pubblici" per scuotere una "ripresa anemica" La lezione Arcelli
 
03 marzo 2016


Tradizionale appuntamento con la Lezione Arcelli, giunta alla 13esima edizione, alla Cattolica di Piacenza. Il momento di riflessione del Centro Studi di Politica Economica e Monetaria (CESPEM) “Mario Arcelli” alla Sala Piana del Centro congressi ha avuto come protagonisti un economista, il senatore Paolo Guerrieri e un bancario, Alessandro Profumo, presidente di Equita.

Decisamente impegnativo il tema proposto: “Crescita, governance e nuovi equilibri dell’economia mondiale” ma i relatori non hanno deluso le aspettive, fornendo un'analisi lucida e articolata del quadro internazionele e delle sue ripercussioni sul nostro paese.

Particolarmente incisiva e di ampio respiro la relazione di Paolo Guerrieri professore di Economia alla ‘Sapienza’ Università di Roma (Italia) e visiting professor presso il Collegio d’Europa di Bruges (Belgio) e l’Università di San Diego, Business School, California (USA), oggi Senatore del Partito Democratico, e già consulente della Banca Mondiale, della Commissione Europea, dell’OCSE e del CEPAL. Guerrieri ha approfondito le motivazioni di una "ripresa anemica" e dei rischi dello scenario di "ristagno secolare"

"La ripresa su scala mondiale - ha esordito - è debole e già in fase di rallentamento da alcuni mesi. Viviamo in una ripresa anemica che non è in grado di recuperare i livelli di occupazione e di produzione perduti dal 2008. Dobbiamo indagare gli elementi strutturali e di lungo periodo che condizionano questo quadro.

Anche per scongiurare una situazione di mediocrità economica generalizzata: la rassegnazione ad una ripresa perennemente modesta. La ripresa mondale secondo i dati Ocse più aggiornati è del tre per cento circa e riguarda l'area avanzata del pianeta, gli Stati Uniti e anche l'Europa, appena entrata in fase di ripresa e già con il freno tirato.

La zona più in difficoltà è l'area emergente con la Cina colpita da un forte rallentamento della crescita. Un rallentamento che ha tuttavia contagiato anche le altre aree del pianeta. Non possiamo non evidenziare che il motore unico di questa ripresa sono state finora le politiche monetarie delle banche centrali non convenzionali con l'acquisto massiccio di titoli pubblici, un'azione indispensabile, che ha evitato il disastro della crisi del '29, ma che ora non basta più.

Proprio perché l'unico motore della ripresa sono queste politiche, ora si trovano in difficoltà a reggere l'espansione. Servirebbe anche altro, come nuove politiche fiscali: dopo gli anni dell'austerità oggi, sia nell'area euro che in Usa abbiamo avuto politiche fiscali sostanzialmente neutre. Il rallentamento più sensibile ha investito i paesi emergenti. In particolare la Cina dove la crescita è arrivata a un limite fisiologico: si può dire chiusa una fase di crescita quantitativa, quel paese enorme dovrà passare ad un tipo di sviluppo più qualitativo.

Tutti i paesi produttori delle materie prime sono in difficoltà a causa del crollo del loro prezzo. Allo stesso tempo il boom creditizio indotto dalle politiche monetarie di Usa, Giappone e Europa, ha favorito in questi paesi emergenti la diffusione di un vasto indebitamento con il pericolo concreto di bolle speculative".

"Dove stanno le ragioni profonde allora di questa ripresa anemica? - ha insistito Guerrieri. "Uno spettro si aggira tra le analisi economiche di questi anni, quello della teoria del ristagno secolare. A questo si accompagna una marcata volatilità delle borse di questi mesi.

La teoria del ristagno secolare presuppone che la domanda non sia in grado di assorbire di tutta la capacità di produzione disponibile. Il solo rimedio è spendere di più e in maniera mirata con investimenti pubblici, una risposta keynesiana tornata di moda dopo la crisi.

La crisi infatti non solo ha compromesso - ha fatto notare Guerrieri - il ritmo di crescita precedente ad essa, ma anche la capacità di produzione mondiale che in parte è diminuita e si è perduta. Oggi abbiamo un eccesso di risparmio rispetto agli investimenti possibili: abbiamo anche un tasso di interesse mondiale reale negativo. E' il risultato di un eccesso di politiche puramente finalizzate all'incremento delle esportazioni, che tuttavia non trovano sufficiente capacità di assorbimento sul mercato globale. L'indebitamento, le disuguaglianze sociali e del reddito, e un distribuzione squilibrata mondiale della produzione e dei consumi sono alla base infatti di una domanda insufficiente.

Secondo Guerrieri non dobbiamo rassegnarci allo status quo: "Si può fare molto per cambiare questo scenario - ha sostenuto - ma non sono necessarie nuove politiche monetarie ma altre azioni mirate. Occorre mettere in atto politiche in grado di generare offerta: si chiamano investimenti. Non per spendere tanto per spendere, ma con investimenti pubblici virtuosi per stimolare il mercato e creare le condizioni per far aumentare anche gli investimenti privati. Il debito che si contrarrebbe sarebbe restituito dagli effetti di crescita indotti. Perchè non si fanno? Dobbiamo fare i conti con un problema di governance globale inadeguata e non in grado di gestire il nuovo ordine economico mondiale".

Alessandro Profumo che è stato al vertice di importanti banche italiane (Unicredit e Monte dei Paschi di Siena) ed oggi è Presidente di Equita ha parlato dei cambiamenti profondi intervenuti nel sistema bancario europeo.

"Il sistema di governance delle banche a livello continentale è stato profondamente cambiato negli ultimi anni. Dal 2008 ad oggi abbiamo un sistema completamente diverso con un libro unico delle regole per le banche in Europa e un'autorità per garantire la loro applicazione. Abbiamo realizzato quello che solo otto anni fa era un sogno. Oggi tuttavia ci chiadiamo se non sia diventato un incubo.

Abbiamo avuto un forte omogeneizzazione nella gestione dei rischi a livello europeo che però si è concentrato solo sul sistema del credito. L'impatto è stato minore sulla gestione finanziaria di secondo livello per le banche. La nuova normativa sulle crisi bancarie entrata in vigore, con le risorse pubbliche che non garantiranno più le perdite del sistema dei capitali, ha generato una crisi di fiducia tra banche e depositanti che nel nostro paese è stata avvertita in maniera sensibile".

L’evento è stato coordinato da Franco Timpano, direttore del Cespem, che ha contribuito al dibattito insieme al prof Giacomo Vaciago, ospite fisso della Lezione Arcelli, ed a Federico Arcelli, attualmente impegnato in John Hopskins University e animatore da diversi anni del Centro di ricerca.

“Si rinnova un appuntamento importante per l’Università Cattolica. – ha dichiarato Timpano - La Lezione Arcelli è diventato un momento di riflessione sulle dinamiche dell’economia attuale che offriamo ai nostri studenti ed alla comunità piacentina, grazie all’attiva collaborazione della famiglia Arcelli”.

“Sono felice che grazie al supporto dell'Università Cattolica si sia arrivati alla XII edizione della lezione Mario Arcelli mantenendo e migliorando di anno in anno i livelli più elevati di partecipazione - sottolinea Federico Arcelli-. Questo è il modo migliore di ricordare la figura di mio padre e il suo affetto per Piacenza”. 

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