L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2016

Argentina, uno dei primi atti del governo argentino, amico dei Fondi Avvoltoi è quello di regalargli 4,65 miliardi di dollari

Argentina, dopo 15 anni accordo storico con i “fondi avvoltoio” 

1 marzo 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Dopo 15 anni di cause legali, accuse e ritorsioni con i fondi creditori, si chiude finalmente un capitolo storico per l’Argentina che può così scongiurare per il momento un nuovo default dopo quello di inizio 2001. I debitori americani, grandi fondi hedge come Elliott Management, non faranno più causa a Buenos Aires.

Anziché il completo rimborso del debito contratto con l’acquisto di tango bond, come chiedevano i creditori dell’Argentina, otterranno il 75% dell’ammontare desiderato, pari a 4,65 miliardi di dollari.

È una vittoria politica importante per il neo presidente dell’Argentina, Mauricio Macri che sigla un accordo con gli hedge fund, guidati da Paul Singer, da 4,65 miliardi di dollari, mettendo così fine al secondo default in 100 anni dell’Argentina.

“Avvoltoi e terroristi finanziari” così aveva definito i fondi hedge il predecessore di Macri, Cristina Kirchner dopo il loro rifiuto a partecipare alle due ristrutturazioni dopo il default argentino del 2001.

Ora la pace sembra essere fatta grazie ai mediatori Alfonso Prat-Gay, il neo ministro dell’Economia, e Paul Singer, il gestore del fondo fund Elliott Management. La cifra concordata rappresenta il 75% della somma che era stata richiesta dai rappresentanti legali degli hedge fund.

I manager dei fondi si sono impegnati a non interferire nel processo di accesso al mercato dei capitali dell’Argentina. L’accordo, tuttavia, non è ancora definitivo. Si attende infatti il via libera del Congresso argentino. Dopo tutti questi anni di braccio di ferro e rischio di fallimento delle finanze pubbliche, in confronto lo scoglio parlamentare citato è una mera formalità. 

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