L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 marzo 2016

Banca Etruria, il Rossi non incanta, l'indagine è dovuta e lui non ha titolo per questa, ha mentito all'organo di autogoverno

20/03/2016 11:54

IL CASO

Banca Etruria, sotto inchiesta il Cda e il padre del ministro Boschi

Nel mirino degli inquirenti il dissesto da 1,1 miliardi e anche la buonuscita concessa all’ex direttore generale

Boschi senior
Si aggrava la posizione del padre del ministro Boschi. Nel mirino degli inquirenti stipendi e buonuscite elargite in maniera illecita che hanno contribuito al dissesto di Banca Etruria. Per questo il Cda dell'istituto di credito guidato da Lorenzo Rosi e dai suoi vice Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena, è sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta. L’indagine avviata dalla procura di Arezzo arriva dunque a un punto cruciale. Dopo le nuove sanzioni erogate da Bankitalia per un totale di due milioni e duecentomila euro, i magistrati si sono concentrati sulle operazioni che hanno svuotato le casse dell’Istituto di credito causandone il fallimento. E hanno delegato alla Guardia di Finanza nuovi accertamenti sulla delibera approvata nel corso della riunione del Cda del 30 giugno 2014 che chiudeva il rapporto con il direttore generale Luca Bronchi, concedendogli un indennizzo da un milione e 200mila euro. L’obiettivo di queste mosse è evidente: ottenere il sequestro della somma elargita al manager, che è accusato di concorso nello stesso reato contestato agli amministratori.

Il buco Secondo la relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni, il “buco” della Banca Popolare Etruria ammonta in totale a 1,1 miliardi di euro, con circa 305 milioni di euro di debito che sono ancora a carico di ciò che resta della vecchia banca dopo lo scorporo delle attività sane (in bonis) confluite nella nuova Banca Etruria e le sofferenze che invece sono finite nella bad bank comune con le altre tre banche in risoluzione: ovvero Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.

L'attacco dei pentastellati "Il padre del Ministro Boschi sotto inchiesta. Chissà se farà 5 km a piedi al giorno anche per andare in tribunale. Risarcite i truffati!". Lo scrive in un tweet Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S, rispolverando una frase che il ministro delle Riforme pronunciò in Aula quando riferì sul caso
Banca Etruria.

Redazione online

Nessun commento:

Posta un commento