L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 marzo 2016

Bernie Sanders, contro il libero commercio, contro lo strapotere di Wall Street e, soprattutto, per una “rivoluzione”, cosa che trascina giovani di ogni ceto sociale

En plein di Bernie Sanders in Alaska, Washington e Hawaii

dal nostro corrispondente Mario Platero 27 marzo 2016



Mentre i repubblicani si sono concessi una breve pausa elettorale, Bernie Sanders ha vinto di nuovo ieri in tutti e tre gli stati in palio per le primarie e i caucus democratici. Una vittoria schiacciante che ha umiliato Hillary Clinton in due stati minori, Alaska e Hawaii, andati a Sanders rispettivamente con l'81% e il 70,6% ma anche in uno stato rispettabile come Washington State, patria di Microsoft e di Starbucks, che ha dato a Bernie il 72,7% del voto.

Sono tre stati del Nord West, o comunque del Pacifico, dove la base demografica è soprattutto bianca e progressista con pochi afroamericani e latino americani, i due gruppi più favorevoli a Hillary Clinton. Ma la vittoria è molto importante per la campagna di Sanders, che resta indietro come numero di delegati, perché restituisce forze, grinta e soprattutto credibilità fra i milioni di piccoli donatori che lo hanno appoggiato e soprattutto fra gli elettori del Wisconsin, il prossimo stato importante dove si voterà il 5 di aprile con ben 96 delegati in palio. In uno dei più recenti sondaggi, quello di Marquette, Sanders è in vantaggio di un punto, mentre la media di Rcp dà la Clinton al 44% e Sanders al 42%. Insomma, la corsa è completamente aperta.

Per questo il discorso della vittoria Bernie Sanders lo ha fatto ieri notte da Madison, la capitale del Wisconsin, ma soprattutto una grande città universitaria con 43.000 studenti su una popolazione totale di circa 230.000 abitanti. E a conferma di quanto la corsa sia aperta e di quanto Sanders continui a fare una grande presa popolare, al suo rally c'erano ben 8.000 persone. Ora Sanders batterà ogni angolo dello stato. Il suo messaggio in questa tortuosa e sorprendente corsa per la Casa Bianca del 2016 resta lo stesso: contro il libero commercio, contro lo strapotere di Wall Street e, soprattutto, per una “rivoluzione”, cosa che trascina giovani di ogni ceto sociale. Ma Sanders riesta indietro nel conteggio dei delegati: anche contando solamente i delegati semplici la Clinton resta a quota 1.234 contro i 956 di Sanders. Con una vittoria in Wisconsin le distanze potrebbero accorciarsi ancora di più, ma se si aggiungono i superdelegati, la Clinton arriva a quota 1.703 contro il 985 di Sanders e per vincere la nomination alla Convention di Filadelfia ci vogliono 2.383 fra delegati e superdelegati.

La strada per Sanders resta in salita dunque, ma la sua performance resta ammirevole e mette Hillary sulla difensiva: se non riesce ad affermarsi in scioltezza con l'appoggio dell'establishment del partito, se non riesce, come non riesce, ad entusiasmare le folle, soprattutto i giovani, sono in molti a chiedersi come potrà recuperare contro un candidato pronto a rinvangare un passato imbarazzante come ha promesso di fare Trump, il probabile candidato repubblicano.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-03-27/en-plein-bernie-sanders-alaska-washington-e-hawaii-124941.shtml?uuid=ACCINbvC

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