L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 marzo 2016

Ilva - Nazionalizzare

UK, acciaio in crisi: Tata se ne va. Governo pensa a nazionalizzazione

30 marzo 2016, di Alberto Battaglia
Tata Steel UK è alla ricerca di un compratore privato dopo che la società indiana controllante ne ha annunciato ieri la vendita. Sono 15mila i posti di lavoro attualmente a rischio, insieme al futuro dell’industria dell’acciaio britannica. Così la Tata ha giustificato la sua decisione:
Le condizioni commerciali nel Regno Unito e in Europa si sono rapidamente deteriorate in tempi recenti, a causa di fattori strutturali fra cui l’eccesso di offerta globale di acciaio, il significativo aumento delle esportazioni di paesi terzi in Europa, gli elevati costi della manifattura, la persistente debolezza nella domanda domestica di acciaio e una divisa volatile.
A questo punto gli occhi sono puntati sul governo e sulle ipotesi d’intervento pubblico a sostegno del settore. Nessuna scelta appare priva di controindicazioni.
Una potrebbe essere quella di facilitare la vendita a un soggetto privato, attraverso un temporaneo acquisto da parte dello stato. La soluzione preferita dai sindacati sarebbe, invece, quella di una nazionalizzazione vera e propria, anche se ciò andrebbe contro l’orientamento politico conservatore del premier David Cameron, con il rischio di violazioni delle norme europee sulla concorrenza. Altra opzione è quella di una nazionalizzazione parziale, mirata alla copertura delle perdite attuali, ma anche in questo caso resta in piedi l’incognita di Bruxelles. Infine resta lo scenario del disimpegno: lasciar fallire l’industria siderurgica, arrivando alla conclusione che, semplicemente, non è più remunerativa; le conseguenze politiche e sociali, però, sono facili da immaginare.
Nel dibattito è intervenuto anche il leader dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, che ha richiamato alla difesa dell’industria al cuore della manifattura britannica: “E’ vitale che il governo intervenga per mantenere la produzione di acciaio a Port Talbot, sia per la forza lavoro sia per l’economia in senso lato, se necessario acquisendo quote pubbliche nell’industria”.
La Tata, inoltre, ha confermato che sono in atto delle trattative con lo stato per raggiungere un supporto pubblico compatibile con le regole europee.

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