L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2016

Libia, i politici servi del corrotto Pd, pronti a diventare foglia di fico degli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna

All’Italia il ruolo guida in Libia. Usa: li appoggiamo

L’Italia è in prima linea per il comando di una missione in Libia e gli Stati Uniti appoggiano Roma «con forza». Ad assicurarlo è stato il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, secondo il quale occorre riportare al più presto il Paese nordafricano in un quadro di stabilità, perché il caos non fa altro che dare linfa all’espansione dello Stato islamico. E quando ci sarà un nuovo governo, ha sottolineato il capo del Pentagono, gli Usa sono pronti a garantire il massimo sostegno «già promesso» all’Italia, che si è candidata per il ruolo guida in un intervento internazionale di stabilizzazione nel Paese al quale «è così vicina». «Ai libici – ha ammesso Carter – non piace l’idea di un intervento esterno straniero, così come non piace che qualcuno entri nel Paese per prendersi il loro petrolio». Ma «siamo certi», ha proseguito, «che quando il governo sarà nato, e speriamo accada presto, chiederà un aiuto internazionale». A Tobruk tuttavia, dove è attesa già da qualche settimana la fiducia all’esecutivo proposto da Fayez Sarraj, il voto continua a essere rinviato. Una riunione dell’Assemblea prevista per oggi si è risolta nell’ennesimo nulla di fatto. «Preoccupa lo stallo in Libia», ha scritto oggi il premier Matteo Renzi nella sua E-news, mentre il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha sottolineato i timori italiani per i fenomeni di terrorismo nel Paese incontrando a Gerusalemme il suo omologo Moshe Yaalon. Nelle stesse ore, il sito israeliano di intelligence Debka pubblicava indiscrezioni sull’avvio di manovre militari congiunte tra Francia ed Egitto davanti alle coste libiche. Esercitazioni che includerebbero la portaerei ‘Charles De Gaulle’, che ha lasciato lo scorso 22 febbraio il Golfo e si appresterebbe a fare il suo ingresso nel Mediterraneo, «alla fine di questa settimana», secondo alcuni siti arabi. Debka però non si limita a questo: lo schieramento della De Gaulle, scrive il sito considerato vicino ad ambienti militari, sarebbe stato deciso da Parigi «dopo che il presidente Francois Hollande e quello egiziano Abdel Fattah Sisi avrebbero portato avanti i piani per un assalto congiunto con l’Italia per colpire le posizioni dell’Isis in Libia». «Le tre potenze – aggiunge il sito, ma su questo punto non c’è alcuna conferma nè da parte italiana nè da parte degli altri due paesi – avrebbero raggiunto un accordo per lanciare l’offensiva a fine aprile o a maggio». Il piano, prosegue Debka, sarebbe stato rallentato dalle «esitazioni» di Washington sul ruolo che gli Usa avrebbero dovuto svolgere, e avrebbe costretto «Parigi, Il Cairo, Roma e Londra a ritardare il lavoro per stilare una lista degli obiettivi Isis da colpire e valutare nel complesso le forze da mettere in campo». Fonti di governo italiane non commentano tutte queste indiscrezioni limitandosi a dire, appunto, che non confermano tali ricostruzioni. L’Italia, come è noto, esclude un intervento senza prima una esplicita richiesta da parte del nuovo governo libico. Una linea ribadita pochi giorni fa nella riunione del Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella. A quanto si era appreso dopo la riunione, l’Italia sarebbe pronta ad una missione militare di supporto, con un contingente non numericamente rilevante (addestratori, consiglieri e forze speciali) e il compito essenzialmente di addestrare le forze locali e sorvegliare siti sensibili, come ambasciate e sedi istituzionali, ad esempio la sede della missione Onu a Tripoli. Del resto, l’attenzione di Roma verso la Libia è già altissima: oltre agli asset militari navali inquadrati nelle missioni Mare Sicuro (in funzione anti-terrorismo) e Eunavformed-Sophia (anti-scafisti), sono già dislocati nella base di Trapani quattro velivoli Amx in grado di effettuare voli di ricognizione e monitoraggio. In questo quadro, si susseguono le conferme sulla presenza di truppe speciali francesi a Bengasi, per sostenere l’offensiva del generale Khalifa Hatar, e da ultimo di quelle britanniche, schierate a Misurata per addestrare le milizie in chiave anti-Isis.

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