L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 27 marzo 2016

Siria&Parigi&Bruxelles gli euroimbecilli danno 3+3 miliardi alla Turchia che da i rifornimenti all'Isis/al Qaeda l'organizzazione che fa attentati in Europa

LE PROVE (SUPERFLUE) DEI LEGAMI TRA TURCHIA E CALIFFATO

di Redazione
26 marzo 2016, pubblicato in Enduring freedom
petrolio-isis
AGI – Documenti abbandonati da miliziani dello Stato islamico (Isis) in ritirata nel nord della Siria, e ritrovati dai combattenti curdi, uniti alle testimonianze di jihadisti catturati, mostrano le prove del legame fra Turchia e Isis nel commercio del petrolio. A denunciarlo e’ una inchiesta approfondita di RT, il canale satellitare russo che ha inviato una propria troupe nell’area e ha raccolto testimonianze di prima mano.
Le carte sono finite nelle mani delle Unità di protezione popolare (Ypg) nell’assalto alla città di Ash Shaddadi, durante la quale sono stati catturati diversi “foreign fighters” provenienti da Turchia e Arabia Saudita, i quali hanno confermato i rapporti fra Daesh e Ankara. Analisti ed esperti – scrive Asianews – sottolineano che, accanto a una organizzazione militare di primo livello, vi è al contempo una capacità di movimento e organizzazione impensabile senza l’appoggio logistico e finanziario dall’esterno.

Fra i Paesi ritenuti in qualche modo fiancheggiatori dell’Isis – assieme ad Arabia Saudita e Qatar -vi è proprio la Turchia, che pur dichiarandosi nemica giurata dei jihadisti, nei fatti – e i documenti ne sono la prova – si comporta in tutt’altro modo. Alcuni dei documenti finiti nelle mani dei combattenti curdi riportano voci dettagliate, compilate dai miliziani dell’Isis, relative ai proventi del petrolio dei pozzi e delle raffinerie, oltre che il volume totale delle estrazioni. Ciascun fascicolo contiene in cima alla pagina il simbolo dell’Isis.
Ogni voce comprende il nome dell’autista, il veicolo utilizzato, peso del mezzo – vuoto e a pieno carico – oltre che il prezzo di vendita e il numero della fattura. Una di queste è datata 11 gennaio 2016 e rivela che l’Isis ha estratto circa 1.925 barili dal pozzo di Kabibah, vendendoli per 38.342 dollari, cioè a meno di 20 dollari a barile.
Gli autori dell’inchiesta hanno interrogato anche civili della zona, costretti a lavorare per l’industria petrolifera dell’Isis sotto minaccia. “Il greggio estratto – racconta una fonte – veniva portato in una raffineria, per essere trasformato in gasolio e altri prodotti petroliferi”. In previsione della vendita “venivano intermediari da Raqqa e Aleppo [Siria] i quali raccoglievano il petrolio e spesso parlavano della Turchia” come meta finale. Alla voce dei residenti si aggiunge quella di un jihadista, un
prigioniero turco, il quale conferma che “il petrolio estratto da Daesh viene venduto in Turchia”.
E le quantità sono “tali che le autorità” di Ankara “non possono non esserne al corrente”. Un combattente curdo ha mostrato una collezione di passaporti prelevati dai cadaveri dei jihadisti uccisi in battaglia. Nelle immagini si vedono miliziani di varie nazionalità, fra cui Bahrain, Libia, Kazakistan, Russia, Tunisia e la stessa Turchia.
La maggior parte è entrata nelle aree di guerra di Siria e Iraq passando proprio attraverso i confini turchi, che il più delle volte – a raccontarlo sono gli stessi jihadisti prigionieri – non sono pattugliati e consentono un facile attraversamento.
Del resto – si legge nella notizia di Asianews è risaputo che la leadership turca del presidente Recep Tayyip Erdogan ha fornito sostengo logistico ai miliziani in lotta contro il presidente Bashar al Assad, o comunque “non ha interferito” nei movimenti trans-frontalieri dei jihadisti. Inoltre, molto del materiale che alimenta la propaganda dello Stato islamico viene prodotto e stampato in aziende sparse sul territorio turco.
“La Turchia è il vicino diretto dell’Isis” e se il governo di Ankara tagliasse i rifornimenti dei miliziani, “l’organizzazione terroristica non potrebbe certo sopravvivere”.
Immagini: RT, BBC

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