L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 marzo 2016

Siria&Parigi&Bruxelles, la lista degli stati canaglia, Arabia Saudita, Turchia e Qatar ma anche gli Euroimbecilli e la Consorteria Guerrafondaia Statunitense

Attentati a Bruxelles, Prof. Razzante: “Ecco la lista degli stati canaglia che finanziano l’Isis” 

di Tommaso Napoli 
28 marzo 2016 

Il professor Razzante dell’Osservatorio riciclaggio e finanziamento terrorismo, ha svelato quali sono i “famigerati” stati che finanziano l’Isis. Secondo il direttore l’interesse degli stati finanziatori è che ci sia una destabilizzazione dell’avversario perché così governano meglio Il prof. Ranieri Razzante, presidente dell’AIRA (Associazione Nazionale dei Responsabili Antiriciclaggio), e direttore dell’Osservatorio sul Riciclaggio ed il Finanziamento del Terrorismo presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, è intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘Il mondo è piccolo’, condotta da Fabio Stefanelli su Radio Cusano Campus, emittente dell’università Niccolò Cusano, in merito agli attentati di Bruxelles dello scorso 22 marzo e in particolare sugli stati che finanziano l’Isis. Secondo Razzante chi finanzia i terroristi sono degli “stati canaglia” che hanno tutto l’interesse a destabilizzare l’avversario in modo tale da governare meglio. Ma chi sono gli avversari? Gli occidentali: «gli stati finanziatori – ha spiegato il professore – vedono in testa l’Arabia Saudita che non fa mistero di finanziare la costruzione di moschee e scuole coraniche. Qualche provvedimento dovrebbe essere preso in questo senso. Bisogna compiere immediatamente azioni sanzionatorie nei confronti di questi stati che finanziano questi terroristi. 

Gli stati canaglia sono l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia». Terrorismo: macro finanziamento e micro finanziamento Il presidente dell’AIRA ha tenuto a sottolineare la distinzione tra il macro finanziamento e il micro finanziamento al terrorismo: «Ci sono diverse metodologie e diversi importi per il terrorismo strategico che serve a mantenere il potere nei teatri di guerra; e il terrorismo tattico, quello ad esempio delle stragi di Parigi, che serve a penetrare gli Stati, creando il terrore al di fuori degli Stati di guerra. In questo secondo caso si può parlare di micro Le ultime più importanti del giorno Attentati a Bruxelles, Prof. Razzante: “Ecco la lista degli stati canaglia che finanziano l’Isis” 

Le forme del macro finanziamento invece sono quelle legate al traffico del petrolio, al traffico di stupefacenti, al traffico di opere d’arte, al traffico di esseri umani». Attentati di Bruxelles e Intelligence italiana «Indubbiamente – ha spiegato ancora Razzante – la storia dell’Italia fa la differenza rispetto al passato degli altri stati. Esiste una profonda ontologica differenza tra i nostri sistemi di Intelligence e quelli degli altri Stati europei. Noi rileviamo una debolezza negli apparati di Intelligence preventiva e repressiva in stati come Francia e Belgio. In Italia questa debolezza non la rileviamo perché con la mafia è nata l’anti-mafia e con il terrorismo e nata l’antiterrorismo. Però è pur vero che modelli come il nostro e come quello americano devono essere importati da stati che ormai sono sotto attacco e non si possono permettere questo dilettantismo». «Alla base di un attentato c’è sempre un ciclo terroristico che si compie La cosa che deve preoccupare è che stavolta non si tratta di operazioni che non siano militarmente studiate e non si tratta di semplici cani sciolti, si tratta di persone addestrate alla guerra, alla guerriglia. Questo comporta una ricaduta sull’importanza della prevenzione e dell’infiltrazione», ha detto infine.

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