L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 marzo 2016

Sistema Bancario, il governo dei bamboccioni crea pasticci

Way Out, ecco perché Bankitalia critica la riforma voluta dal Palazzo Chigi

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V ISCO

Una sorpresa amara che ora si è tradotta in malcontento. La Banca d’Italia critica alcune scelte compiute dal Governo nella riforma delle banche di credito cooperativo (Bcc), contenuta nel decreto varato dal Consiglio dei ministri il 10 febbraio: la norma sulla cosiddetta ‘way-out’, cioè la possibilità per gli istituti con un patrimonio netto sopra i 200 milioni di euro di restare fuori dal recinto comune della holding, è foriera di problemi e instabilità. “Abbiamo lavorato tutti insieme e poi il testo uscito dal Cdm non era quello che ci aspettavamo”, spiega una fonte di via Nazionale all’Huffington Post. Quella norma, voluta in prima persona dal premier Matteo Renzi, ha trovato spazio nel testo del decreto durante la riunione notturna del Consiglio dei ministri. A sorpresa e all’insaputa della stessa Banca d’Italia. Il capo della Vigilanza di via Nazionale, Carmelo Barbagallo, nel corso di un’audizione alla Camera, ora avverte: la mancanza di una data di riferimento per la ‘way-out’ aumenta la possibilità per le banche di andarsene per conto loro.
Lo scenario che potrebbe prospettarsi e che non piace a Bankitalia è quello che vedrebbe la creazione di mini gruppi di Spa legati a interessi locali mentre il recinto della holding unica di fatto si troverebbe a raggruppare le banche più povere e fragili. Un risultato che è il contrario di quello che la Banca d’Italia aveva auspicato fin dall’inizio, sollecitando un intervento del Governo in tutt’altra direzione. A metà dicembre, intervenendo a ‘In mezz’ora’, il direttore generale Salvatore Rossi aveva tracciato la road map comune tra la Banca d’Italia e il Governo: “Le banche di credito cooperativo sono molte, molto piccole e iniziano ad avere serie difficoltà a resistere in un sistema che si sta globalizzando, difficoltà ad accedere al mercato dei capitali". La soluzione era il modello francese “per riunirsi in un contenitore”. Un concetto ribadito il 20 gennaio, dieci giorni prima del via libera al decreto, dal governatore Ignazio Visco, che al Forex di Torino aveva sollecitato un’iniziativa dell’esecutivo per una “significativa integrazione” delle Bcc che si era fatta “più pressante”.
Sollecitazioni e auspici, quelli di via Nazionale, che ora sono sfumati. Il tema preoccupa molto palazzo Koch anche perché la creazione di mini gruppi di Spa riproporrebbe quegli stessi problemi che invece si voleva superare con la riforma: rimanendo controllati da una coop, infatti, i “condizionamenti e i gruppi di interesse locali o di singole personalità” resterebbero in piedi. E ancora: una dimensione ridotta di alcune Bcc creerebbe problemi alle stesse qualora fosse necessario una ricapitalizzazione rapida.
Il filo rosso che legava la Banca d’Italia al Governo si è spezzato. La premessa, quella della necessità di aggregazione e di fusione nel sistema bancario, era la stessa. Di fronte allo tsunami in Borsa la risposta doveva essere quella della compattezza per rendere gli istituti meno fragili ai movimenti sui mercati e più protetti dagli attacchi speculativi. La Banca d’Italia è rimasta sulle sue posizioni, il Governo, al contrario, ha di fatto azzoppato l’intento iniziale. Se le regole per l’apertura del cancello restano vaghe le pecore più intrepide possono scappare e nel recinto restano quelle più deboli. 

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