L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 aprile 2016

Jobs Act - le aziende si sono beccati i soldi e poi hanno licenziato era scritto che avrebbero fatto così, l'imbecille al governo lo sapeva

Finita la “droga” degli incentivi, la disoccupazione torna a salire
Secondo i dati Istat, in un mese i contratti a tempo indeterminato spinti dai bonus fiscali sono diminuiti di 92mila unità. Tornano a crescere i lavoratori autonomi

Marco Di Lauro / Stringer
1 Aprile 2016 

Finita la benzina degli incentivi per le nuove assunzioni, il mercato del lavoro torna a impantanarsi. Il Jobs Act da solo, con il contratto a tutele crescenti e i bonus ridotti, non basta. A febbraio 2016, secondo gli ultimi dati Istat, la stima degli occupati diminuisce dello 0,4 per cento. Che significa 97mila persone occupate in meno. E la riduzione maggiore si concentra proprio tra i contratti a tempo indeterminato, spinti dagli sgravi fiscali della legge di stabilità del 2015: a febbraio sono 92mila in meno rispetto a gennaio. Mentre gli autonomi, in crollo verticale da qualche mese, sono tornati a crescere (+17mila in un mese). In totale, il tasso di occupazione, pari al 56,4%, cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Mentre il tasso di disoccupazione, pari all’11,7%, è in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a gennaio 2016.

La diminuzione degli occupati coinvolge uomini e donne, e si concentra soprattutto nella fascia 25-49 anni. Novantaduemila in meno i contratti a tempo indeterminato, 22mila in meno quelli a termine. Per i dipendenti a tempo indeterminato è il primo calo dall’inizio del 2015, cioè da quando sono partiti i bonus per le assunzioni. Dopo la crescita di gennaio 2016, ultimo colpo di coda degli incentivi, il calo registrato a febbraio riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015.

La stima dei disoccupati a febbraio cresce invece di 7mila unità, sintesi di una crescita tra gli uomini e un calo tra le donne. Significa che le donne lavorano di più? No. Nella popolazione femminile è cresciuto anche il tasso di inattività (+0,3%), cioè di coloro che un lavoro non ce l’hanno e non lo cercano nemmeno, arrivato al 46,1% tra le donne, a fronte di un tasso di occupazione femminile pari al 47,2 per cento.

Nella fascia 15-24 anni, il tasso di disoccupazione, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi, cala leggermente di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi al 39,1 per cento. Nella stessa fascia d’età, nell’ultimo mese è cresciuto di 0,2 punti il tasso di occupazione, mentre è calato dello 0,3% il tasso di inattività.

I problemi si vedono, e non poco, nelle fascia successiva, 25-34 anni, quella principale di ingresso nel mercato del lavoro: qui il tasso di occupazione cala di 0,5 punti percentuali, il tasso di disoccupazione sale di 0,1 punti e quello di inattività di 0,5 punti. Anche tra i 35-49enni il tasso di occupazione cala nell’ultimo mese di 0,5 punti percentuali, a fronte di una crescita del tasso di disoccupazione di 0,5 punti e del tasso di inattività di 0,1 punti.

Ha il segno più, invece, la fascia dei lavoratori anziani tra i 50 e i 64 anni, tra i quali il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti percentuali, mentre cala il tasso di disoccupazione di 0,6 punti.

Rispetto a dodici mesi prima, in tutte le classi di età l’Istat registra una crescita del tasso di occupazione, a eccezione dei 35-49enni per i quali il tasso cala di 0,3 punti percentuali. Sempre su base annua, il tasso di inattività è in aumento per le persone tra i 15 e i 49 anni: +0,3 punti percentuali per i 15-24enni, +0,5 punti per i 25-34enni e +0,1 punti per i 35-49enni. Per le persone tra 50 e 64 anni, invece, il tasso di inattività è in calo di 1,2 punti percentuali. Il mercato del lavoro italiano si conferma un mercato anziano che isola i più giovani.

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