L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 aprile 2016

La Fratellanza Musulmana è un'organizzazione internazionale ben insidiata in Europa, usa dare lavoro ai musulmani emigranti, tiene le file sociali e religiose attraverso le associazioni e moschee, oggi si sentono ancora deboli ma alzeranno la voce e come l'alzeranno quando si sentiranno forti, povera Italia

Perché gli immigrati islamici tacciono su terrorismo e jihad? di Eugenio Orso
Posted on 31 marzo 2016

Chi non vuole pronunciarsi, evita di dare risposte a una domanda precisa che implica una scelta di campo, svia il discorso, finge di non parlare la lingua del paese in cui si trova (magari da molti anni!), pur di non rispondere a una domanda imbarazzante, e lo fa, in linea di massima, per uno dei seguenti motivi:

1) E’ dalla parte del nemico, ci odia, ci disprezza, o ambedue le cose insieme, ma non vuole dichiararlo, almeno per il momento, sentendosi ancora troppo debole e minoritario per farlo. In sintesi: La quinta colonna nemica infiltrata “dietro le linee”.

2) Ha una paura matta del nemico di cui conosce la determinazione e la ferocia, e, per non rischiare, preferisce tacere, evitando così una chiara scelta di campo. In sintesi: L’impaurito che tace e sfugge.

3) Ignora il problema – e il nemico, che potrebbe diventare anche il suo – esorcizzandolo evitando di parlarne, facendo finta che non esista, oppure che sia cosa lontana, addirittura marginale, e che non centri nulla con l’islam. In sintesi: Lo struzzo che mette la testa nella sabbia per non vedere.

La grande maggioranza dei musulmani emigrati in Italia non vuole parlare né dell’isis/daesh né degli atti terroristici di Bruxelles e Parigi, non condanna e non mostra alcuna solidarietà per le vittime. Alla luce dei punti 1, 2 e 3 – la quinta colonna, l’impaurito, lo struzzo – questo è addirittura un esito scontato. Solo in pochissimi, mere eccezioni fra imam e fedeli, accettano di parlare dell’isis, del terrorismo islamico, di condannare apertamente le stragi in Europa. Alcuni lo fanno senza mostrare il loro volto alla telecamera, con la voce deformata per non essere riconosciuti, altri addirittura apertamente. Quanti saranno, costoro? Quanti sunniti osano scoprirsi in questo modo, rischiando rappresaglie nella “comunità islamica”? Sicuramente meno del 10%, forse il 5% o forse anche di meno. Davanti alle loro dichiarazioni di condanna, nettamente minoritarie e isolate, possiamo ben dire che una rondine non fa primavera, che l’eccezione conferma la regola … Regola che in tal caso vuol dire omertà, il non rispondere, lo sviare la domanda, non condannare daesh e non mostrare apertamente solidarietà per le vittime.

I punti 1, 2 e 3 li ho ordinati in modo decrescente. Il che significa che la maggioranza dei sunniti presenti in Italia – abbiano o non abbiano la cittadinanza, che è un elemento secondario – o fiancheggiano il nemico jihadista, sostenendolo in modo indiretto, oppure … ne fanno parte, nel senso che anche loro sono il nemico, ne condividono gli obbiettivi e gioiscono segretamente a ogni strage di infedeli!

Quelli che hanno paura del nemico islamista, oppure esorcizzano il pericolo non parlandone e non pensandoci, sono meno numerosi dei primi, che stanno oggettivamente – in certi casi concretamente come reclutatori e reclute! – dalla parte dell’islam che decapita apostati, atei, idolatri e infedeli. C’è da giurarci (anche se evitano accuratamente di dirlo) che costoro, ampiamente maggioritari nelle cosiddette comunità islamiche italiane, approvano la schiavitù della donna e l’asservimento o lo sgozzamento degli infedeli, ineliminabili caratteristiche dell’islam fin dalle sue origini, nel VII secolo d.c.

Gli immigrati islamici sono tutti “sfuggenti”, sul tema guerra santa, terrorismo, daesh, a partire dai loro religiosi, ossia dagli imam che guidano le preghiere, figure importantissime nelle comunità di musulmani. Sanno di essere ancora deboli, non in grado di sopraffarci e, di conseguenza, non essendo abbastanza coraggiosi da palesarsi, vivono “sottotraccia”, mantengono un profilo basso, evitano le domande con ogni sorta di escamotage … In attesa del momento in cui raggiungeranno la “massa critica” e potranno dilagare! Così fanno quando qualcuno li intervista e li incalza con le domande, poiché, trattandosi solitamente di un giornalista al servizio del sistema e della “società multietnica di mercato”, vorrebbe disperatamente che dicano a voce alta: siamo contro daesh e il terrorismo, ci dispiace per le vittime!

Se ci fate caso, nei grotteschi e interminabili talk-show televisivi, fatti per confondere, disinformare e rimbecillire ancor di più la popolazione (in modo che perda definitivamente il contatto con la realtà “reale”), emerge in piena luce ciò che non dovrebbe emergere con troppa chiarezza, nella realtà virtuale creata dall’apparato ideologico-mediatico per conto delle élite. In barba a qualsiasi distinguo e sottigliezza, gli immigrati musulmani in Italia, in grandissima maggioranza, non rispondono in modo diretto e aperto all’imbarazzante domanda: condannate le stragi compiute dall’isis? Costoro si defilano, sgusciano come anguille, non parlano la lingua o, addirittura, fingono di non sapere nulla di ciò che è accaduto a Bruxelles e a Parigi … Un vecchio e saggio detto ammonisce: chi tace acconsente!

Giornalisti, intellettuali e ospiti vari dei talk show cercano di giustificare questa situazione, di indorare la pillola, ben sapendo che i musulmani immigrati in Italia, ai quali sommiamo settantamila convertiti, sono ormai oltre un milione e mezzo e costituiscono sempre di più una bomba pronta a deflagrare. Nonostante il pericolo sia reale, si sentono idiozie del tipo “non c’è un piano di integrazione nel paese”, “lavorano troppo” per potersi interessare ad altro, “molti non parlano ancora la lingua” (almeno la metà fra gli intervistati, sembrerebbe!), eccetera.

Anche i giornalisti, gli intellettuali e altri valletti del sistema sviano, intorbidando le acque, ma persino un mezzo imbecille potrebbe comprendere che in tutto questo c’è qualcosa che non va … Che l’omertà trionfa sempre fra i musulmani sunniti, quando ci sono di mezzo stato islamico, jihad, il profeta, le stragi di infedeli in Europa. Persino un frescone, che segue i talk show sull’argomento pendendo dalle labbra dell’anchorman di turno, potrebbe porsi la seguente domanda: ma gli islamici che abbiamo qui non è che stanno, direttamente o indirettamente, dalla parte del nemico? Certo non proprio tutti, ma almeno una robusta maggioranza!

La verità è che non esiste islam moderato, europeo, in odor di “riforma”. Esiste l’islam e basta, in particolare quello sunnita più ortodosso, con accenti hanbaliti, wahabiti, deobandisti, salafiti. Si tratta di un corpo unico, che stermina gli apostati, gli sciiti del “rifiuto” (anche loro islamici!), gli adoratori della croce e seguaci del Nazareno, i miscredenti, gli idolatri, i pagani, i politeisti, gli atei, eccetera eccetera … Cioè elimina tutti gli altri, considerandoli non-persone.

Il corano, per intenderci, ha come autore nientedimeno che allah (la lettura della parola di dio!), che attraverso la mediazione dell’arcangelo Gabriele semplicemente lo trasmise al profeta. Vita religiosa e vita civile non sono distinte e non possono procedere separatamente, impedendo nei fatti l’evoluzione delle società umane. Tutto è già scritto nel corano, integrato dalla sunnah, che riporta i detti e fatti del profeta e, assieme al corano, alimenta come seconda fonte la famigerata sharia, cioè la legge islamica, ferma al VII secolo d.c. o poco oltre. Coloro che hanno cercato di riformare positivamente l’islam dall’interno, come al-Afghani nel XIX secolo (fra l’altro uno sciita mascherato da sunnita), hanno tutti fallito, gli aspetti spiritualisti di matrice sufica stanno scomparendo, la condizione della donna torna a esser quella di due millenni fa e mai come oggi possiamo comprenderlo bene, assieme alle implicazioni future.

La verità è che i prodotti culturali del mondo islamico, tendente sempre di più a un’ortodossia soffocante, sono alieni alla civiltà europea, che di suo sta andando in rovina. Una civiltà superiore a tutte le altre, quella europea, ma da tempo in disarmo, addirittura in demolizione, a causa dell’occidente neocapitalistico. Un faro di luce per il mondo, l’Europa, imprigionato in uno spazio di libero mercato, soggetto al potere della finanza, vittima di ogni nefandezza antisociale. Ciò che dovrebbe apparir chiaro è l’impossibilità di conciliare in qualche modo la tradizione islamica – sunnita e rigorista (scuola hanbalita, nono secolo), alla ricerca di una primeva ma sanguinosa purezza – con noi italiani ed europei, indeboliti dalla progressiva distruzione, per opera dell’assolutismo mercatista e del progetto elitista di “società aperta”, delle nostre tradizioni e della nostra stessa identità.

Nessuna vera integrazione è possibile, dunque, né alla seconda o terza generazione d’immigrati sunniti, né lo sarà alla trentesima. La cittadinanza è irrilevante, così come l’assimilazione della lingua e la conoscenza delle (residue) tradizioni italiane ed europee. Persino il rispetto delle leggi sembra opzionale, se uccidono le figlie o semplicemente le segregano perché amoreggiano con un italiano infedele e portano i jeans. In proposito, ne abbiamo avuta ampia conferma in Francia (rivolta della Banlieue, 2005, i recenti attentati a Parigi) e in Gran Bretagna (attentati del luglio 2005 a Londra), dove l’immigrazione islamosunnita è di più antica data, oppure nel nord dell’Europa (Svezia, Danimarca), in cui ci sono città importanti che fra un paio di decenni rischieranno di diventare a maggioranza islamica (come ad esempio Malmö, in Svezia). Inoltre, l’integrazione è resa ancor più inverosimile dalle dinamiche neocapitaliste-finanziarie e dal rigore contabile di Schäuble e Merkel, che tolgono continuamente risorse allo stato sociale, riducono i redditi da lavoro e le pensioni, alimentano la disoccupazione di massa, la marginalità e l’esclusione.

Incompatibilità dell’islam sunnita più ortodosso, imposto con i petrodollari del Golfo alla maggioranza degli islamici, politiche neoliberiste di strangolamento dell’economica italiana, perdita di identità e delle tradizioni da parte della popolazione autoctona della penisola, congiurano insieme per rendere esplosiva la situazione nei prossimi anni. Gli islamosunniti aspettano di essere almeno un quinto o un quarto della popolazione (il 3% attuale è troppo poco), per muoversi manifestando la loro vera natura e la preferenza per una jihad sanguinaria che non ci risparmierà, in linea con l’intransigenza sunnita-wahabita-salafita. Sempre che non intervengano, nel breve-medio periodo, sconvolgimenti al momento non immaginabili, che potrebbero velocizzare il processo di conquista islamista dell’Italia. E’ chiaro che costoro, se interrogati sulle vere intenzioni che hanno e sulle preferenze – democrazia piuttosto che sharia, stato laico piuttosto che stato islamico, eccetera – mentono sapendo di mentire, si defilano, cambiano discorso, sfuggono alla domanda, non si palesano, non essendo poi così coraggiosi e fieri come qualcuno li dipinge …

Voglio precisare, infine, che l’inestinguibile opposizione fra islam ed Europa è nata prima del capitalismo e si è concretata nell’invasione della penisola iberica (al-Andalus, per loro) già agli inizi dell’ottavo secolo d.c. e, per quanto riguarda specificamente l’Italia, della Sicilia nel nono secolo (emirato con capitale Balarm/Palermo). Anche se l’occidente capitalista che c’imprigiona non ci fosse, ci sarebbe pur sempre il conflitto insanabile fra noi europei e loro, non soltanto per la diversità di religione, e tale conflitto esploderebbe periodicamente nel corso della storia, come accade ora, mentre nei secoli più tranquilli ha covato sotto le ceneri.

Solo che oggi le élite neocapitaliste del denaro e della finanza, americane, europee, ebree, arabe del Golfo (in una, occidente) utilizzano l’islam sunnita più ortodosso per scopi geopolitici, e le masse islamosunnite di immigrati per scardinare e meticciare le società europee, con particolare riguardo per l’Europa occidentale, in cui anche noi siamo compresi. Sarà interessante vedere come, in futuro, riusciranno a far convivere, in Italia e in Europa occidentale, i rigori della religione islamica ortodossa – donne con il niqab, poligamia, pratiche schiaviste, punizioni con mutilazioni corporali – con i “diritti umani”, dei gay e delle minoranze, e le tanto osannate “libertà individuali” …

In ultimissima istanza, dirò che sbaglia chi vede la questione come un semplice ma efficace “divide et impera” neocapitalista (mi riferisco al filosofo Diego Fusaro, sul piccolo schermo), per mettere i disoccupati italiani contro di quelli islamici immigrati. La considerazione sarebbe potuta andar bene in altri anni, in altri contesti, con riferimento ad altri poveri e disoccupati (buddisti, ortodossi, confuciani, induisti, e via elencando), ma non va bene nel caso odierno degli islamosunniti. Qui gli aspetti d’incompatibilità culturale, di costume, di religione, in una, di civiltà, predominano su tutto e sono anteriori alla nascita del capitalismo, retaggio di un conflitto più antico. Noi siamo sfavoriti, rispetto a loro che dilagano, dai veri interessi delle élite finanziarie occidentali, che intendono toglierci identità e meticciare la società italiana fino a renderla irriconoscibile (accoglienza a tutti i costi), siamo penalizzati dalla demografia e vittime della cosiddetta geopolitica del caos, che usa come arma le masse crescenti di profughi di guerra e immigrati economici … Guarda caso, in buona maggioranza islamici e sunniti.

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