L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 aprile 2016

TTIP - un trattato che serve alle multinazionale ma non ai popoli, schiaccia gli stati e li rende succubi dei ricchi privati al servizio dei loro profitti

Finanza
TTIP, pressing degli USA sulla firma ma l’accordo divide l’Europa


25/04/2016 - (Teleborsa) – Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il cancelliere tedesco Angela Merkel accelerano sul completamento dell’accordo commerciale transatlantico, noto come TTIP, entro quest’anno.

L’inquilino della Casa Bianca ha colto l’occasione durante la visita ieri, ad Hannover, in Germania, di fare pressing sulla conclusione del Transatlantic Trade and Investment Partnership. “Sono fiducioso che raggiungeremo l’accordo”, ma “il tempo non è dalla nostra parte” ha detto Obama sollecitando tutti i leader europei a sostenere l’operazione e non “lasciare che sfugga questa opportunità”.

Secondo il numero uno degli Stati Uniti, con il TTIP “gli standard non vengono abbassati, ma alzati. Aumentano le tutele per il lavoro, per i consumatori e per l’ambiente”. L’accordo per Obama “è uno strumento di aiuto anche per il Sud Europa” perché “creerà posti di lavoro”. Ma i vari stati membri dell’UE guardano con scetticismo all’intesa preoccupati che potrebbe diventare un potenziale strumento di dominio dell’Europa da parte dell’America. 

Il presidente Obama è stato in Germania dopo una visita in Arabia Saudita e, nel Regno Unito, dove ha messo in guardia dalla Brexit, invitando la Gran Bretagna a rimanere nell’UE.

I negoziati sul TTIP, avviati a luglio 2013, hanno progredito lentamente, frenati dalla crescente opposizione dell’Europa dove alcuni Stati membri hanno espresso la loro contrarietà sull’accordo. Frau Merkel ha manifestato, invece, l’intenzione di voler accelerare i negoziati, sottolineando che l’intesa aiuterà a crescere l’economia tedesca e della zona euro.

Obama ha ricordato che durante i suoi due mandati come leader americano, gli Stati Uniti sono diventati il mercato numero uno nelle esportazioni di merci tedesche, con scambi bilaterali in aumento del 40%, l’anno scorso, a un record di 235 miliardi di dollari. 

Ma il percorso dei negoziati commerciali dell’UE si fa sempre più arduo e il TTIP divide due paesi chiave dell’economia della zona euro. In Germania, il cancelliere Merkel, favorevole all’accordo, dovrà fare i conti con la sua rielezione e con la presa di posizione del responsabile dell’economia Sigmar Gabriel secondo il quale il trattato di libero scambio transatlantico, è destinato “a fallire” se gli Stati Uniti rimarranno fermi sulle loro posizioni e non faranno delle concessioni. In Francia, dove il presidente François Hollande continua a perdere consensi in vista delle prossime elezioni presidenziali, il leader di Front National Marine Le Pen, molto avanti nei sondaggi, ha già fatto capire che non ha intenzione di portare avanti i colloqui sull’intesa.

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