L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2016

2016 crisi economica - i derivati sono 600 mila miliardi ma è una cifra sicuramente sottostimata, la Deutsche Bank da sola ne ha in pancia 75 mila miliardi

Bomba finanziaria può esplodere in qualsiasi momento

25 maggio 2016, di Laura Naka Antonelli
ROMA (WSI) – Derivati, ovvero una vera e propria bomba finanziaria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. D’altronde, la crisi del 2008 con il conseguente crash dei mercati di tutto il mondo è stata scatenata proprio dai derivati. E la lezione non è stata imparata, dal momento che tali prodotti finanziari ad alto rischio continuano a essere non regolamentati. E continuano a infettare diversi bilanci bancari.
A parlarne in un articolo è Graham Summers, responsabile strategist dei mercati per Phoenix Capital Research.
La banca più esposta ai derivati è Deutsche Bank, che ha reagito anche poco bene alla decisione di Moody’s di tagliare il rating su alcuni suoi bond, tra l’altro a un livello superiore a quello “junk”, ovvero spazzatura, di appena due gradini. L’amministratore delegato del colosso bancario tedesco si è detto “molto deluso” dalla decisione presa da Moody’s.
Peccato che da sola, Deutsche Bank abbia un bilancio ingolfato da derivati per un valore superiore a $75.000 miliardi: pari a 20 volte circa il Pil della Germania e vicino al valore del Pil globale.
La banca non è poi sola nel club delle banche eccessivamente esposte al mercato dei derivati. Da sole, le banche americane hanno nei loro bilanci derivati per un valore superiore a $200.000 miliardi. E fa riflettere il fatto che più del 77% di tali derivati sia rappresentato da contratti sui tassi di interesse.
I colossi di Wall Street riassunti nell’acronimo TBTF (Too-Big-to-Fail), troppo grandi per fallire, hanno una esposizione ai derivati sui tassi di interesse calcolata in $156.000 miliardi.
Summers fa notare che, anche se solo lo 0,1% di questi soldi fosse a rischio, basterebbe comunque a cancellare il 10% del capitale delle grandi banche. Mentre invece, se a rischio fosse l’1%, le perdite azzererebbero tutto il capitale delle grandi banche.
I numeri indicano quanto forte potrebbe essere l’impatto di un rialzo dei tassi da parte della Fed sul sistema bancario Usa e non solo.
In tutto, il mercato dei derivati vale $600.000 miliardi.

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