L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 maggio 2016

Brasile - impedire di scoperchiare la corruzione originata da Petrobas, e il Parlamento orchestrato si è piegato

Trame oscure dietro l’impeachment di Dilma Rousseff

27-05-2016  di Alberto Barlocci
fonte: Città Nuova

 
Alcune registrazioni farebbero pensare che dietro la scelta di metter da parte la presidente, ci sarebbe la volontà di evitare che la giustizia avanzi nelle indagini sullo scandalo Petrobras, che ha mandato in carcere, finora, una cinquantina di legislatori e dirigenti di partito. Le rivelazioni hanno provocato le dimissioni del ministro per la Pianificazione e mettono in imbarazzo il presidente del Senato

L\'attuale presidente del Brasile Michel Temer con il presidente del Senato  Renan Calheiros


Alcune registrazioni che stanno facendo la loro apparizione in Brasile rivelano che dietro il movente ufficiale dell'impeachment della presidente Dilma Rousseff si celano anche altri obiettivi. Lunedì scorso, 23 maggio, il ministro per la Pianificazione, Romero Jucá, ha dovuto presentare le sue dimissioni dopo che il quotidiano Folha de S. Paulo ha rivelato il contenuto di una sua conversazione del marzo scorso con l’ex presidente dell’azienda pubblica Transpetro, Sérgio Machado. Nel dialogo il ministro afferma la necessità di sostituire la Rousseff con l’attuale presidente ad interim, Michel Temer, per poi arrivare a un “patto” che mettesse un freno alle indagini della giustizia in merito al gigantesco scandalo Petrobras, l'azienda petroliera pubblica. La conversazione ebbe luogo il giorno prima che la Camera dei deputati avviasse il processo di impeachment contro la presidente.
 
La smentita di Jucá, secondo il copione delle affermazioni estratte dal loro contesto, non ha resistito che poche ore, il tempo che il giornale ha impiegato per pubblicare la trascrizione completa della conversazione. Le dimissioni sono sate richieste anche da altri settori alleati del Pmdb (Partito del movimento democratico brasiliano), oggi al governo dopo la sospensione della Rousseff, in attesa che il Senato si pronunci definitivamente in merito alla sua eventuale destituzione.
 
La divulgazione di una nuova registrazione mette di nuovo in imbarazzo il governo di Michel Temer. Nel documento, sempre Sérgio Machado scambia alcune idee col presidente del Senato brasiliano, Renan Calheiros, in merito alle indagini in corso, che, tra l’altro, interessano entrambi in quanto indiziati di reato per le bustarelle concesse dalla rete di aziende pubbliche e private legate a Petrobras. L’idea di porre un freno all’azione della giustizia, dopo aver messo da parte la presidente Dilma Rousseff, appare ancora una volta nel dialogo registrato, ma con l’aggiunta, da parte di Calheiros, non solo di mettere un freno all’azione dei magistrati inquirenti, ma di prendere altre misure, come quella di modificare la legge che consente agli arrestati pentiti di collaborare con le indagini in cambio di uno sconto della pena. Le dichiarazioni dei pentiti hanno consentito al giudice Sergio Moro di giungere ai vertici più alti del potere politico inquinato dalla corruzione.
 
Nella conversazione, Calheiros fa il nome di un poderoso industriale attualmente agli arresti, Marcelo Odebrecht, indicando che nel caso in cui avesse fatto uso della legge sui pentiti non più di cinque o sei deputati si sarebbero salvati dalle sue accuse. Calheiro ha cercato di smorzare la portata delle sue affermazioni, asserendo che in esse «non si rivela né si suggerisce» qualsiasi intervento nei confronti della giustizia. Ciò nonostante, si tratta di un nuovo tassello che permette di sostenere che dietro l’impeachment della presidente Rousseff si muove una trama ben complessa che sta cercando di evitare che la giustizia arrivi fino in fondo. Un risultato che la presidente sospesa non avrebbe ottenuto per non aver saputo negoziare una soluzione con i massimi livelli del potere giudiziario. Il che sta delegittimando non solo l’impeachment della Rousseff, ma lo stesso governo che ha assunto le sue funzioni appena meno di due settimane fa.  

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