L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 maggio 2016

Canone Tv - sempre più verso una deriva autoritaria con giornali e giornalisti servi del potere

Una patrimoniale nascosta nella Tv

Che si vedano o non si vedano i programmi della tv di Stato, si pagherà ugualmente
Piero Ostellino - Lun, 23/05/2016 

Col progetto renziano di associare il pagamento del canone Rai a quello della bolletta elettrica, il canone perde definitivamente la caratterizzazione di corrispettivo pecuniario per un servizio la visione dei programmi della tv di Stato e diventa una sorta di patrimoniale per il possesso del televisore.


Che si vedano o non si vedano i programmi della tv di Stato, si pagherà ugualmente. La fiscalità rivela così la sua ragion d'essere che non è più legata all'elementare regola per cui ogni cittadino paga allo Stato per i servizi che esso gli rende (sicurezza interna ed esterna, uso delle strade e, in generale, dei servizi pubblici). No, la fiscalità ormai ha assunto contorni vagamente punitivi: le tasse servono per fare cassa, accanendosi sul mero «possesso», sia esso di conti correnti, titoli azionari, immobili, automobili e - perché no - apparecchi televisivi. Per questo il rottamatore che si era presentato come un riformista che avrebbe cambiato la natura dello Stato si rivela, come i suoi predecessori, niente più che un rapinatore, attraverso una fiscalità sempre più repressiva alla quale sarà impossibile sottrarsi. Per uno che pretendeva di redimere un passato discutibile, è una bella prova di coerenza...

La verità è che il canone dovrebbe essere il corrispettivo pecuniario per la visione dei programmi Rai, separato e distinto dalle tasse che già gli italiani pagano per il solo fatto di godere, come cittadini, dei servizi canonici dello Stato. Un governo liberale si batterebbe per mantenere questo principio. Ma Renzi che evidentemente si era presentato come rivoluzionario rispetto ai governi precedenti solo per abbindolare gli elettori - non ha cambiato un bel niente. Anzi, procede con lo stesso arbitrio di un sovrano assoluto. Forse i miei amici liberali, quei quattro gatti che lo avevano definito un fascistello, non si erano poi sbagliati di molto. Il ragazzotto è uno spirito intollerante, che non solo mal sopporta ogni forma di dissenso e di opposizione, ma rivela una vocazione autoritaria che lascia assai male a sperare per il futuro.

A me spiace francamente dirlo. Ma resto della mia opinione originaria, che addirittura si rafforza. Renzi non sarà diverso da chi lo ha preceduto. Continuerà a saccheggiare i cittadini, trasformandoli in sudditi, condannati a pagare tasse sempre più arbitrarie e a non fiatare. I segnali dell'involuzione del sistema politico in senso autoritario, peraltro, già si vedono nell'atteggiamento accondiscendente della cosiddetta grande stampa e nell'occupazione, da parte del governo, di quella Rai per cui noi paghiamo il canone. E che trasmette telegiornali sempre più simili a quelli dell'Eiar fascista. Ci stiamo avviando a un sistema autoritario a rapidi passi grazie a un giovanotto assetato di potere personale. Vengono al pettine, così, i nodi non sciolti dalla Resistenza al fascismo e la mancata rielaborazione di ciò che erano stati il fascismo e l'antifascismo, che per citare una paradossale affermazione finiscono con essere la faccia di una stessa medaglia. E assumono rilevanza profetica le riflessioni di Piero Gobetti sul Risorgimento e il fascismo come riflesso della vera natura della Nazione.

Piero Ostellino

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