L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 maggio 2016

Il corrotto Pd - ora i politici di questo partito NON si vergognano neanchè più delle ... incongruenze

Malpelo 22 maggio 2016
Marco Milioni
Tav e mafia, il pié veloce Achille
Il sindaco Pd di Vicenza si accorge della presenza di un'azienda sospetta nelle carte sull'alta velocità. Con grave ritardo


«Ho ricevuto una lettera su una ditta che sarebbe implicata in questioni riguardanti rapporti con realtà mafiose… e venerdì ho trasmesso queste preoccupazioni a Rfi, da cui attendo delle risposte. Darò informativa all’Anticorruzione. La trasparenza, quando ci sono di mezzo quattrini pubblici, è semplicemente un obbligo». Con queste dichiarazioni rilasciate al Corriere del Veneto, il sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), discettava sugli spettri che da tempo aleggiano, anche in terra veneta, sulla Lande. Una società campana assai nota, anche per il cosiddetto affaire Pompei, e specializzata in studi ambientali di alto livello, che alcune inchieste hanno avvicinato ad ambienti camorristici.

Variati, anche in seguito a un duro monito del consigliere comunale Daniele Ferrarin (M5S), dice che procederà ad informare l’Autorità Anti-Corruzione, l’Anac. Un poco distratto, il sindaco, con tutto quel po’ po’ di staff di comunicazione che ha. Non si é ma mai accorto di quel che scrivevano le maggiori testate nazionali o regionali: e sia. Fuori concorso i blog e qualche portale di controinformazione, che già nel 2014 aveva sollevato diversi dubbi. Ma le segnalazioni di comitati e associazioni vicentine sulla presenza della Lande tra i soggetti coinvolti nella cosiddetta Tav fra Verona, Vicenza e Padova, non li aveva letti?

Almeno le carte vagliate dalla sua stessa amministrazione, il sindaco o chi per lui – ma la cosa vale anche per le categorie economiche che da anni sponsorizzano il progetto – quelle sì però che avrebbe dovuto leggerle. Avrebbe scoperto, sempre che non l’abbia taciuto, che il nome Lande fa bella mostra in un documento ufficiale che si chiama “Studio di impatto ambientale” relativo al “progetto definitivo” per la “linea Av/Ac Verona-Padova… sub tratta Verona-Vicenza 2° sub lotto Montebello vicentino-bivio Vicenza”. Il tutto a pagina 2, per la precisione. Scandalo BpVi docet, o meglio,non docet: gli allarmi arrivano sempre dopo, nevvero?

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