L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2016

Implosione europea - Grecia una partita di giro, si ricevono soldi, su cui bisognerà pagare gli interessi per restituirli agli stessi che sono già creditori e nel frattempo, più tasse, più impoverimento, più disperazione

Grecia ottiene nuovi aiuti: 10,3 miliardi che ritornano subito all’Eurogruppo

25 maggio 2016, di Alessandra Caparello
ATENE (WSI) – Arriva nella notte l’ok dell’Eurogruppo alla nuova tranche di aiuti per la Grecia. Dopo quasi 12 ore di negoziati e la resistenza manifestata dalla Germania, da sempre contraria a qualunque azione di ristrutturazione del debito pubblico nonostante la sua comprovata insostenibilità, almeno non prima della fine del programma di finanziamenti esterni, si è raggiunto un compromesso di massima che garantirà al governo di Atene un nuovo piano di aiuti per 10,3 miliardi di euro.
Quando chi aiuta è anche il creditore che riceverà gli stessi soldi concessi, entra in gioco un paradosso. La Grecia si vede costretta a negoziare per ricevere aiuti da quegli stessi creditori che dovrà immediatamente ripagare. E per farlo è stata obbligata ad approvare un’altra serie di misure draconiane. Da parte sua l’Eurogruppo sborserà il denaro appena sufficiente perché vengano coperte le necessità primarie dei creditori, lasciando le briciole al governo che avrebbe invece un disperato bisogno di risorse fresche per fornire servizi di base come quelli sanitari.
Le tranche di aiuti in futuro potrebbero anche non venire mai pagate se la Grecia non implementa le misure di austerity promesse, mentre l’Eurogruppo incomincia a fare concessioni sulla rimodulazione delle scadenze del debito come suggerito dall’Fmi, ma solo quando il programma di bailout sarà portato a termine. Un evento che viste le premesse sopra citate potrebbe anche non accadere mai. Va ricordato inoltre che non è certo la prima volta che la Germania apre alle concessioni circa una ristrutturazione del debito greco e che l’Eurogruppo ha promesso un allungamento delle scadenze e altri aggiustamenti, come suggerito dall’altro creditore della troika, l’Fmi, solo dopo che il programma di bailout sarà concluso. Bisognerà quindi aspettare altri due anni.
Il problema è che le misure draconiane chieste al governo greco potrebbero non essere mai implementate nel frattempo e i soldi freschi forniti nell’ambito del nuovo pacchetto di aiuti verranno subito usati per ripagare i creditori. Lacrisi umanitaria in cui versa il paese, sostengono i promotori della Campagna per un Giubileo del Debito, andrebbe invece risolta ora. “Lo staff dell’Fmi propone di prestare altri soldi alla Grecia senza però la ristrutturazione incondizionata del debito che avevano chiesto”, dice la direttrice del grupo Sarah-Jane Clifton. Le stesse regole del Fondo, che dicono di non prestare soldi a un debitore che non è in grado di ripagare, sono state violate ancora una volta.
Il debito pubblico è pari al 180% del Pil e gli analisti di Economist Intelligence Unit non sono convinti dall’accordo. “Non è ben chiaro chi ha fatto concessioni per primo sul pacchetto di aiuti, se l’Fmi o l’Eurozona. La Grecia  ottiene il denaro di cui ha bisogno ma non è stata trovata nessuna soluzione mutualmente accettabile all’insostenibilità del debito” scrive su Twitter Robin Bew.

“L’accordo più importante”, ma potrebbe non bastare

Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem ha ammesso il grande sforzo fatto e si è dilungato nel parlare di quello che definisce l’accordo più importante raggiunto nottetempo, quello con cui si dovrà aiutare il governo ellenico a tagliare il proprio debito. Proprio il Fondo monetario internazionaleaveva chiesto all’Eurogruppo un impegno serio e concreto sull’alleggerimento del debito ellenico prima di sborsare altri aiuti e allo stesso tempo la Germania di Angela Merkel ha chiesto un taglio del debito dal 2018.
“L’Eurogruppo si è accordato su un pacchetto di misure che saranno immesse progressivamente, necessarie per raggiungere i target sulle necessità di finanziamento. Sono felice di annunciare che con questo accordo il Fmi potrà raccomandare al suo board di partecipare al programma greco entro fine anno (…) La fiducia reciproca dopo l’approvazione delle nuove misure da parte delgoverno ellenico ci ha consentito di aprire una nuova fase (…) Le prime misure saranno attuate fin da subito, non appena si completerà la prima revisione del programma, che ormai è questione di giorni. Si interverrà sui tempi delle scadenze e sui rischi dei tassi d’interesse, con misure che preparerà l’Esm con la massima priorità”.
Proprio l’Esm, il fondo europeo di stabilità dovrà studiare un piano a breve, medio e lungo termine da introdurre gradualmente destinato a ridurre l’onere dell’esposizione di Atene. Commenta a caldo l’accordo raggiunto anche il ministro delle Finanze greco Euclide Tsakalotos.
“Siamo a una svolta che ci consente di uscire dal circolo vizioso recessione-tagli-recessione e di aprire di nuovo l’era degli investimenti esteri nel paese”.
E contro chi accusa l’Fmi di aver fatto importanti concessioni venendo incontro alla cancelliera tedesca Angela Merkel risponde Poul Thomsen, il rappresentante per l’Europa dell’Fmi.
“A mio parere la soluzione raggiunta viene incontro ai nostri obiettivi di ridurre notevolmente l’esposizione della Grecia a medio termine anche se ora spetta al consiglio del Fondo dare il via libera entro fine anno alla partecipazione del terzo salvataggio della Grecia in cambio di aiuti per 86 miliardi. Questo pacchetto mette il consolidamento greco su basi solide, abbiamo fatto tanto, il compromesso è stato faticoso per tutti”.

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