L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2016

Implosione europea - l'Euro, il Progetto Criminale, dispiega tutta la sua potenza, massacri programmati dei lavoratori e dei diritti e il primo artefice in Italia è il corrotto Pd

Lavoro
Jobs act francese e diritti. Perché dovremmo preoccuparci anche noi
24/05/2016 - E’ di pochi giorni fa la clamorosa uscita di Francesco Starace, l’amministratore delegato di Enel, secondo cui per condurre una grossa azienda nel turbine dei cambiamenti occorre “saper incutere paura nei dipendenti“. Un paradigma che ben si accompagna con le riforme del mercato del lavoro avviate un po’ ovunque in Europa, dal Jobs act italiano alla ‘Loi Travail’ francese, che alcuni vedono come riforme necessarie per ridare competitività all’Europa, altri come l’attacco finale della Finanza al costo e soprattutto ai diritti dei lavoratori.

Fra i secondi si schiera Diego Fusaro, filosofo che si definisce ‘marxiano’ ma che imputa proprio alla sinistra le debolezze che stanno spianando la strada all’affossamento dei diritti. “Quelle di Starace sono parole da condannare senza appello – scrive Fusaro su Lettera 43 -, che in altri tempi avrebbero scatenato giuste reazioni nel mondo dei lavoratori e destato una ferma reazione da parte dei sindacati e dei partiti vicini alle lotte del Servo. Oggi, invece, nel tempo del massacro di classe post-1989, nel tempo delle sinistre al soldo del Capitale e pronte a lottare solo per i diritti civili (il grande alibi per non occuparsi di lavoro e di diritti sociali), le parole dell’amministratore delegato possono passare tranquillamente. Come se fossero del tutto normali, fisiologiche, coerenti. Nessuna reazione, nessuna piazza mobilitata, nessun partito che prenda posizione”.

‘NON RIFORME MA MASSACRI – “I lavoratori oggi subiscono in silenzio la rimozione lineare dei diritti e delle tutele – prosegue Fusaro -. La lotta di classe c’è e la stanno vincendo i dominanti. È massacro di classe. Fino a quando? Il Jobs Act in Italia, la Loi Travail in Francia: sono tutte ‘riforme’ che – la tendenza è a livello europeo – andrebbero onestamente ribattezzate massacri programmati dei lavoratori e dei diritti. Se solo si avesse ancora il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. È questo, in fondo, il primo gesto rivoluzionario.

TUTTO EBBE INIZIO NEL 1989 – “Il 1989 – è l’analisi storica di Fusaro – è l’inizio e non la fine di una tragedia. Un anno di lutto e non di festa. Il solo a dover festeggiare dovrebbe essere, a rigore, il Capitale. Il 1989 è l’anno in cui il Capitale, senza il suo rivale storico, può iniziare a riprendersi tutto. Può trasformare la lotta di classe biunivoca in un massacro di classe univoco gestito dal Signore neofeudale. E il Servo precarizzato e riplebeizzato subisce in silenzio, muto e non più rappresentato. E mentre i lavoratori vengono umiliati, offesi, sfruttati, sottopagati, le sinistre che li hanno traditi hanno come unico orizzonte della lotta le battaglie contro l’omofobia”.

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