L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2016

Implosione europea - Tsipras, quel falso ideologico, complice cosciente dell'implementazione del Progetto Criminale che: «Paradosso europeo: impoverimento, indebitamento, iniquità. Ingiustizia»

«La Grecia torna a far paura»

Maggio 24, 2016 Redazione

Il problema dei profughi, ma non solo. A luglio Atene deve rimborsare 3,5 miliardi di euro e per farlo ha bisogno di un nuovo prestito


Articolo tratto dall’Osservatore romano – Una situazione sociale sempre più grave, dove si registra un aumento dei casi di povertà anche tra coloro che hanno una casa o un lavoro. L’allarme è contenuto in un dossier sulla Grecia realizzato dalla Caritas italiana in collaborazione con quella ellenica. «Paradosso europeo: impoverimento, indebitamento, iniquità. Ingiustizia» è il titolo del documento diffuso in occasione della riunione dei ministri dell’Economia dell’Ue per lo sblocco della nuova tranche di aiuti al Governo di Atene. «La Grecia torna a far paura — sottolinea il dossier — in un momento delicato per l’Europa, schiacciata dal “peso” di più di un milione di profughi entrati proprio da questo Paese». A luglio Atene deve rimborsare 3,5 miliardi di euro e per farlo ha bisogno di un nuovo prestito che sarà subordinato al raggiungimento di obiettivi di risanamento dei bilanci pubblici, con la disoccupazione al 25 per cento (un quarto della popolazione attiva) e il debito passato dai 305 miliardi del 2012 (il 160 per cento del prodotto interno lordo) ai 311 di oggi (177 per cento).

La diminuzione drastica dei salari e degli stipendi ha impoverito ulteriormente le famiglie: tra il 2010 e il 2014 il potere di acquisto del livello minimo salariale previsto per legge è diminuito del 24,9 per cento per i lavoratori adulti, del 34,5 per i giovani fino a 25 anni. Con il risultato che oggi anche il 21,2 per cento dei lavoratori in Grecia è in una situazione di povertà.

Nel dossier, anche grazie a nuovi dati raccolti presso i centri di ascolto e nei servizi sociali offerti dalla Chiesa cattolica, si descrive lo stato di sofferenza in cui versa ormai da anni la popolazione greca. Caritas Italiana sta promuovendo dal 2012 attività di sostegno al reddito e di sviluppo dell’imprenditoria sociale. Vi collaborano sedici Caritas diocesane italiane che si sono gemellate con le Caritas diocesane greche per dare vita a progetti concreti di risposta alla crisi che vedono le famiglie come principali beneficiari. Un impegno che si è andato rafforzando anche a seguito dell’emergenza profughi e che attualmente consiste nel sostegno a progetti per un totale di 870.000 euro. «La crisi economica e le politiche di austerità hanno comportato costi sociali altissimi — constata il dossier — falcidiando posti di lavoro, allargando le disuguaglianze, comprimendo i redditi verso il basso, dilatando la categoria di chi ha un’occupazione ma vive alle soglie della povertà».
Foto Ansa/Ap


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