L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 maggio 2016

Milano elezioni&Expo - il bugiardo Sala e il corrotto Pd sono infastiditi dell'opacità della gestione di questo evento

22 Maggio 2016

Sala, Expo e le altre dimenticanze


di Riccardo Puglisi
Se non ci fossero in ballo i soldi dei cittadini milanesi, lombardi e italiani sarebbe quasi divertente osservare l’atteggiamento asimmetricamente infastidito di Giuseppe Sala e del PD rispetto al tema della trasparenza sui conti complessivi di Expo, di cui Sala è stato amministratore delegato fino al primo febbraio di quest’anno (a parte firme successive da parte sua, che restano ancora da spiegare…)
Tuttavia, esattamente perché non esistono soldi pubblici ma soltanto soldi dei cittadini, non c’è nessuna giustificazione per l’atteggiamento di Sala che vorrebbe rammentare ai cittadini solo la parte positiva di Expo, passando sotto silenzio la parte negativa: una specie di eredità con furbo beneficio di inventario. I temi che devono essere chiariti sono molteplici, ma tutti quanti ruotano intorno alla questione dell’uso delle tasse pagate dai cittadini per la realizzazione di Expo, e dei benefici generati. Sulla questione dei benefici si è già egregiamente espresso Massimo Brambilla qui, andando ad analizzare –anzi a smontare- lo studio congiunto da parte di SDA Bocconi e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Dal lato dei costi, i cittadini hanno il diritto di sapere in una forma comprensibile ed esauriente quanti miliardi di euro sia costata la manifestazione di Expo, tenendo conto di tutti i fondi pubblici spesi, sia a livello locale che nazionale. A spizzichi e bocconi cominciano finalmente a giungere informazioni più precise: come raccontato da La Repubblica il bilancio finale mostra un costo complessivo dell’evento pari a 2,25 miliardi di euro circa, di cui 1,26 miliardi sono coperti da contributi pubblici, mentre il restante dei costi è coperto da ricavi gestionali per 944 milioni e da altri ricavi per 169. Ma non siamo ancora ai conti definitivi, in quanto Expo SPA ha ancora debiti di 199 milioni verso i fornitori e 57 milioni per transazioni con le imprese che hanno partecipato alla costruzione del sito. Dall’altro lato Expo SPA vanta tuttora crediti per 280 milioni circa, che però scontano già un fondo di svalutazione per 59,7 milioni: sarà sufficiente? Quando sarà possibile arrivare a cifre definitive? Quale sarà il costo verosimile per eventuali contenziosi con creditori e debitori? Quali i costi finali per lo smantellamento del sito?
Esiste poi un problema relativo all’abilità di Sala come manager dell’evento: il sospetto è che la soglia psicologico-renziana dei 20 milioni di visitatori sia stata raggiunta sfracellando i margini economici e portando la società Expo SPA in una perdita anche nel 2015 -cioè l’anno stesso dell’esposizione- pur tenendo conto dei contributi pubblici a fondo perduto.
Ma nel budget di Expo SPA per il 2015 Sala prevedeva profitti importanti, così come raccontato da lui medesimo al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2014: “[…]sotto il profilo squisitamente economico l’anno in corso si chiuderà con un significativo utile, in grado di coprire le perdite cumulate degli anni precedenti e di portare al pareggio gestionale […]. Per realizzare il margine previsto, l’attività commerciale della Vostra società dovrà realizzare ricavi in linea con le previsioni del budget 2015 approvato dal Consiglio di Amministrazione del 19 Marzo 2015 […]”.
Sala si candida come sindaco di Milano e nel contempo non si degna di rendere pubblico quel budget che prospettava profitti per Expo SPA nel 2015, quando invece anche il 2015 si è chiuso con una perdita che –stando al Consiglio di Amministrazione del 18 gennaio scorso- veniva stimata tra i 30 e i 33 milioni circa. A fine aprile Sala ha presentato numeri leggermente migliori, cioè una perdita contabile pari a 16,1 milioni, il che comunque porta a una perdita cumulata –cioè inclusiva delle perdite degli esercizi precedenti- di 93,5 milioni.
Il tema della trasparenza resta presente in tutta la sua forza e interezza: Quali previsioni dentro il budget sono risultate troppo ottimistiche con il senno di poi? Quali errori strategici sono stati commessi? Sembra che gli elettori milanesi non abbiano il diritto di saperlo, come se non fosse (radical) chic chiederlo. La nostra impostazione è diversa: quando si tratta chiedere conto dei soldi dei cittadini, l’unica ineleganza consiste nello stare zitti e nel non fare domande.

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