L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 maggio 2016

#No3GuerraMondiale - è nella logica delle cose che se te colpisci un paese con bombe atomiche, queste prende delle precauzioni per non fartelo fare

Cina, pattugliamenti strategici nel Pacifico: l'analisi della minaccia


(di Franco Iacch)
27/05/16
Che Pechino abbia ormai assunto capacità di attacco nucleare strategico è assodato fin dagli anni ’80. Tesi ribadita anche lo scorso dicembre dal Comando Strategico degli Stati Uniti e dalla Defense Intelligence Agency. Il concetto della ridondanza cinese, è ovviamente diverso da quello americano.

Pechino, verosimilmente, dovrebbe intraprendere a breve i primi pattugliamenti strategici effettuatati da due sottomarini classe Jin, ognuno in grado di trasportare dodici missili JL-2 con una gittata massima di ottomila chilometri. Quel che appare certo, è che Pechino abbia ormai riscritto la sua strategia di deterrenza.

Nonostante, fin dagli anni ’80, avessero in servizio dei sottomarini balistici a propulsione nucleare dotati di missili a corto raggio JL-1, i cinesi non hanno mai condotto dei pattugliamenti deterrenti. Storicamente, la leadership cinese ha sempre mantenuto sotto stretto controllo politico l’intero arsenale nucleare, centralizzando l’inventario strategico in patria. I nuovi pattugliamenti strategici, indicano che la dottrina per l’impiego di testate nucleare, fino a pochi mesi fa esclusivamente dedicata al second strike, è stata rivista. I pattugliamenti strategici segnano quindi una nuova tappa nella fiducia che il partito comunista ha affidato all’Esercito di Liberazione del Popolo. Tali capacità preoccupano India e Stati Uniti, in trattative per adottare delle contromisure congiunte nell’Oceano Indiano. Delhi e Washington temono l’espansione della marine cinese, sempre più assertiva nel Mar Cinese Meridionale.

I sottomarini d’attacco sono molto attivi nelle isole Andamane e Nicobare che si trovano in prossimità dello Stretto di Malacca, l’ingresso al Mar Cinese Meridionale attraverso il quale transita oltre l’80 per cento delle forniture di carburante della Cina. La principale base sull’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale e l’introduzione dei missili JL-2 ha cambiato la strategia, per certi versi simile a quella dei sovietici con il Mare di Okhotsk durante la guerra fredda.

Ma quanto è reale la minaccia dei pattugliamenti strategici cinesi? Per capirlo dobbiamo prendere come riferimento i vettori d’attacco: i sottomarini classe Jin, lunghi 135 m con un dislocamento di undicimila tonnellate. Sappiamo che le loro caratteristiche, unite ai missili trasportati, conferiscono a Pechino una capacità nucleare credibile, sebbene ancora strutturata in ruolo second strike. Alla classe Jin, quindi, è demandato il ruolo di attacco di rappresaglia dopo un precedente lancio di missili balistici intercontinentali effettuati da un paese X (Stati Uniti).

I missili JL-2 sono ritenuti in grado di raggiungere bersagli a 7400 km di distanza, trasportando fino ad un massimo di tre testate Mirv. Considerando il raggio d’azione, è plausibile ipotizzare l’Oceano Pacifico come pattugliamento a copertura di possibili obiettivi negli Stati Uniti continentali. Tuttavia, una minaccia strategica nelle profondità del mare, è efficace se trasportata da un vettore estremamente silenzioso e, quindi, difficilmente rilevabile dai sistemi Anti-submarine warfare. In un rapporto del 2009 consegnato al Pentagono, precedentemente classificato, sull’attività sottomarina cinese, si rileva che le piattaforme strategiche classe Jin sono addirittura più “rumorose” della classe sovietica Delta III, risalente agli anni ’70. Oltre all’emissione acustica, la classe Jin non sarebbe ancora dotata di sistemi di comunicazione affidabili con i decisori a terra.

Comunicare con un sottomarino in immersione, è una faccenda un po’ complicata. Sintetizzando al massimo, l'acqua salata consente alle onde radio di penetrare solo ad un certa profondità nel mare. Per comunicare con i vettori in immersione, si utilizzano quindi onde radio a frequenza molto bassa (VLF) o estremamente bassa (ELF). Un'opzione alternativa, è quella di utilizzare i vettori TACAMO, Take Charge and Move Out, per la trasmissione con i sottomarini lanciamissili balistici.

Entro i prossimi dieci anni, i cinesi dovrebbero aver completato l’evoluzione di una nuova classe di boomer e di SSBN. Nonostante ciò, il Pentagono teme l’inizio dei pattugliamenti strategici cinesi.
 
 

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