L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 maggio 2016

Partito della Nazione - il Pd è sempre più consorterie, clan, clientele, famigli. massonerie, mafie, cordate

Siglato il Patto tra Valente e Verdini
Il leader di Ala respinge le accuse: «Con noi non c’è alcun pregiudicato». Il candidato Calone, figlio di un ex narcos del rione Traiano, replica: «Penso solo al sociale»







NAPOLI. Scatta l’asse tra Verdini e la Valente, Antonio Bassolino sbotta e manda in frantumi il Partito democratico: «Non hanno chiesto assessorati. Ci credo, il Pd non ne avrà». Intanto l’ex forzista rispedisce le accuse al mittente. Denis Verdini archivia infatti le polemiche relative al “chiacchierato” cognome che ha fatto capolino nella lista. Si tratta di Vitale e Vincenzo Calone, rispettivamente in corsa al consiglio comunale e alla IX Municipalità. Entrambi imparentati con un pregiudicato di medio calibro del rione Traiano, Vincenzo Calone “senior”. «Le persone devono essere giudicate per ciò che hanno fatto loro, non i genitori», taglia subito corto il senatore fiorentino.
«liste pulite». Alla Stazione Marittima, sede individuata per l’ufficializzazione dell’accordo elettorale, la tensione è alle stelle. Verdini viene incalzato, il primo nodo da sciogliere non tarda a materializzarsi: «Nella nostra lista - replica il leader di Ala - sono presenti soltanto persone per bene. L’ho detto in tempi non sospetti e lo ribadisco oggi. Per quanto mi riguarda non avverto alcun imbarazzo, i nomi che oggi vengono contestati sono assolutamente presentabili». Verdini entra quindi nel merito della querelle spiegando che «ognuno deve rispondere di quello che in prima persona e non certo degli errori commessi in passato dai genitori». Il ragionamento di Verdini, dal canto suo, trova una comoda sponta sulla realtà dei fatti. Che, nella fattispecie, risponde al nome di casellario giudiziale. Sia Vitale Calone, 37 anni, che il cugino Vincenzo, 20 anni, sono infatti incensurati. Una certa dimestichezza con le aule di tribunale l’ha invece avuta in passato il patriarca, Vincenzo “senior”, già condannato in via definitiva per traffico internazionale di stupefacenti. Il 60enne, all’esito dell’attività investigativa, non è però mai risultato organico ad alcuna organizzazione camorristica del rione Traiano o di altri quartieri dell’area flegrea. Nessun tipo di legame, dunque, neppure con Antonio Calone, boss di Posillipo arrestato nell’estate 2014. A ribadire il concetto già espresso da Verdini ci pensa quindi il senatore Antonio Milo: «Rivendico l’onesta dei nostri candidati. Nessuno può pagare per le colpe di altri. Soprattutto se altri hanno già pagato per le colpe che avevano».
POLEMICA PD. Verdini allarga poi il raggio d’azione della sua arringa replicando a Rosaria Capacchione. L’esponente della commissione Antimafia, nei giorni scorsi, non le aveva mandate a dire: «La Valente non si vergogna a fare una foto con Verdini? Io mi imbarazzerei alquanto. Verdini rappresenta un modo di fare politica di cui si sono occupate e si occupano le cronache giudiziarie». Sta di fatto che alla fine è arrivata sia la foto che la convergenza in coalizione: «La Capacchione avrebbe detto che io sono colluso con la mafia? Non ho contezza di queste dichiarazioni, ma se così fosse collusa con la mafia ci sarebbe la mamma della Capacchione, non certo io», è la bordata del senatore. Che ha poi rivolto un pensiero anche all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, «mille giorni di carcerazione preventiva non sono un fatto normale», e al Governo: «Questa sarà una legislatura costituente, con l’approvazione della riforma costituzionale avremo compiuto un importante passo in avanti per l’ammodernamento del Paese». La Valente, incassato l’assist, ha poi smentito seccamente qualsiasi ipotesi di incongruenza circa l’iter di avvicinamento ad Ala: «Mi preme ricordare che Ala, con il nome di Campania in Rete, già da tempo fa parte della maggioranza in Regione con Vincenzo De Luca, non capisco sinceramente l’imbarazzo. Abbiamo costruito un’alleanza nell’interesse della città mettendo Napoli davanti a tutto e oggi siamo l’unica vera alternativa alla demagogia e al populismo di de Magistris e Lettieri». Quanto ai curricula dei candidati, la deputata dem non sembra avere dubbi: «In campo - ragiona - ci sono oltre ottomila candidati. È chiaro che possono emergere alcuni aspetti criticabili, ma certe cose è meglio scoprirle adesso che non dopo le elezioni. Ad ogni modo faremo tutti gli accertamenti del caso, anche sui rapporti interpersonali dei candidati, e se necessario adotteremo i dovuti provvedimenti. La nostra resta comunque una realtà pulita e innovativa, che guarda al miglioramento del Paese». A chiudere i lavori ci pensa il senatore Vincenzo D’Anna: «Il centrodestra è ormai un progetto estraneo alle nostre prerogative, da qui la confluenza su Valeria Valente, il suo era l’unico programma compatibile con le nostre istanze. Il vecchio bipolarismo è finito e i prossimi sondaggi ci daranno ragione». Intanto, a poche ore dal patto della Stazione Marittima, Antonio Bassolino torna a sparare ad alzo zero. E, come di consueto, lo fa dalla propria pagina facebook: “In effetti più che il partito della nazione è il partito delle province di Napoli e Caserta”. Subito dopo, in secondo post, l’ex governatore decide di rincarare la dose: “Non hanno chiesto assessorati (riferendosi ad Ala, ndr). Ci credo, il Pd non ne avrà a disposizione”.
la replica di Calone. Tirato in causa nel bel mezzo dell’ufficializzazione dell’alleanza Ala-Valente, la replica del diretto interessato non si fa attendere. Vitale Calone, candidato al Consiglio nella lista guidata da Gennaro Addio, non le manda a dire: «Se andiamo a vedere - sbotta - in ogni famiglia napoletana c’è almeno una persona che ha pagato per aver commesso reati di camorra. Questo vuole dire che, se risaliamo fino ai nonni e a tutti i parenti, dovremmo pensare che siamo tutti malati o legati al malaffare. È chiaro che le cose non stanno così». Calone entra poi nel merito della propria vicenda: «Mio padre ha pagato per i suoi errori e oggi vive a casa da uomo libero. Per quanto mi riguarda sono contro la camorra e ogni forma di violenza. Dirò di più, ho sempre lavorato nel sociale e voglio entrare in politica per portare le idee della mia associazione che si occupa del problema dei bambini e dei colloqui in carcere. La rivoluzione culturale parte da esperienze come queste, non dalle piste ciclabili che non servono a nessuno».
 22/05/2016

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