L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 maggio 2016

Siria&Parigi&Bruxelles - ormai è acclamato l'impegno della Turchia affianco all'Isis/AlQaeda

“La Turchia aiuta l’Isis a fabbricare le bombe”
L’accusa dell’ambasciatore russo all’Onu Churkin in una lettera a Ban Ki-Moon


REUTERS
27/05/2016
francesco semprini
new york
Tra i corridoi del Palazzo di Vetro è già stata etichettata come «Churkin List», dal nome dell’ambasciatore russo alle Nazioni Unite che ha redatto una lista davvero particolare. Un elenco di aziende turche fornitrici di componenti utilizzati dagli jihadisti dello Stato islamico per fabbricare ordigni esplosivi artigianali. Parliamo dei micidiali Ied utilizzati per compiere attentati terroristici o per far saltare veicoli nemici o ancora per minare aree di grandi dimensioni prima di una ritirata o di una fuga. Ecco allora che Vitaly Churkin, numero uno della rappresentanza diplomatica russa presso l’Onu, ha inviato una lettera al segretario generale Ban Ki-moon nella quale sostiene come l’analisi dei componenti chimici di esplosivi recuperati nelle aree liberate di Tikrit in Iraq e Kobane in Siria porti ad aziende turche.

Il rapporto

La missiva è il risultato di un rapporto di 107 pagine pubblicato dalla Conflict Armament Research (organizzazione indipendente basata in Gran Bretagna), secondo il quale oltre 50 aziende provenienti da 20 Paesi hanno venduto o ricevuto centinaia di componenti utilizzati dai terroristi dello Stato Islamico per costruire ordigni esplosivi. Della catena - spiega il dossier - fanno parte anche 13 imprese turche. Da ciò - scrive Churkin - emerge chiaro che tali componenti «indicano che sono stati fabbricati in Turchia o consegnati a quel paese, con specifica clausola di divieto di riesportazione». E invece dalla Turchia queste componenti sarebbero ricomparse nelle zone del Califfato utilizzate appunto dai terroristi al servizio di Abu Bakr al-Baghdadi. La lista di Churkin menziona in chiaro cinque società turche responsabili di questa fornitura: la Gultas Kimya, Marikem Kimyevi Ve Endüstriyel Ürünler, Diversey Kimya, Metkim, e Ekm Gubre.

Le esportazioni Ad aggravare la posizione di Ankara - spiega la missiva - è l’aumento pari a sette volte delle esportazioni dalla Turchia alla Siria di nitrato di ammonio, una delle componenti descritte nel dossier tra quelle utilizzate dai terroristi come componente per la fabbricazione di ordigni artigianali. Secondo Churkin è inconfutabile quindi la «complicità» dei turchi con le stragi compiute dall’Isis con tali ordigni. Immediata la replica del governo di Ankara: il portavoce del ministro degli Esteri ha definito la lettera «l’ultimo l’esempio della campagna di propaganda della Russia contro il nostro Paese, che come tale non può essere presa sul serio». Del resto tra Mosca e Ankara c’è un conto aperto sulla questione del presunto sostegno turco alle bandiere nere dell’Isis, con la fornitura - dicono i russi - di petrolio e armi, e la mancanza di controlli sul transito dei Foreign Fighters. Un conto che si è fatto più pesante sul campo, con il braccio di ferro delle rispettive forze militari in Siria culminato con l’abbattimento del caccia russo da parte turca per una presunta violazione dello spazio aereo durante un raid sulle postazioni dell’Isis. 
 

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