L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 maggio 2016

Tav Firenze, diventata fast food adesso deve divenire groviera e le conseguenze ci saranno e come ci saranno

Firenze, il geologo: "Vi spiego perché quel tratto del Lungarno è fragile"

Parla Massimo Coli, docente di Scienze della Terra all'ateneo fiorentino
di ILARIA CIUTI
26 maggio 2016


"Quel tratto di Lungarno è fragile in partenza", esordisce Massimo Coli, docente di geologia al dipartimento di scienze della terra dell'università di Firenze appena, dalla Cina dove è per lavoro, scopre che sono sprofondati duecento metri di Lungarno Torrigiani. Coli spiega i motivi della fragilità che rende il sottosuolo di quel Lungarno irripetibile. Molto diverse, non solo dal Lungarno ma anche tra di loro, le caratteristiche delle zone dove si stanno progettando due sotto attraversamenti: la tramvia in centro e la Tav ai viali. Una cosa è certa secondo il geologo: in centro per scavare bisogna scendere a 25 o 30 metri e spendere tutto quello che ci vuole.

Professore lei ci dice che il sottosuolo di Firenze è problematico?
"Non facciamo di tutta un'erba un fascio. Il sottosuolo cambia da zona a zona. Il Lungarno tra il ponte alle Grazie e il Ponte Vecchio è molto particolare. Si è rotto un tubo dell'acqua ma è davvero il caso di dire che è piovuto sul bagnato".

Perché?
"Se ci si affaccia dalla spalletta dei Canottieri si vede un'arcata nella spalletta dalla parte opposta dell'Arno. E' quella attraverso cui esce il canale che percorre tutto il Lungarno Torrigiani a fianco dell'Arno e che è stato tombato dal ponte alle Grazie fino a quell'arcata. Non solo, quel Lungarno, fino alle abitazioni prima del Ponte Vecchio, è fatto esclusivamente di terra di riporto costeggiata da un muro di contenimento: prima c'era solo via dei Bardi. Più fragile di così".

E' un tratto, dunque, che andrebbe monitorato?
"E' un punto che costituisce un problema particolare. Se uno conosce la storia dell'evoluzione urbana vede che ci sono alcuni punti critici da tenere periodicamente sotto controllo. Il monitoraggio del sottosuolo è ormai ampiamente fattibile, per esempio con il georadar. Non è che improvvisamente si rompe qualcosa o sprofonda una strada. Il monitoraggio continuo non è prevedibile, ma ogni tot anni lo si potrebbe fare. Poi, però, magari ci sono altre urgenze e non lo si fa".

Ma non è preoccupante che in una Firenze dal sottosuolo problematico si incrocino in contemporanea due progetti di sottoattraversamenti: la Tav e la tramvia per la quale il governo ha già stanziato il finanziamento dello studio di fattibilità?
"Si tratta di due zone con caratteristiche specifiche. Non hanno niente a che vedere con il Lungano Torrigiani, ma sono anche diverse tra di loro. La tramvia è sotto al pieno centro, e la tav sotto l'area dei viali.

Cominciamo dal tram.
"Si sa cosa c'è sotto terra. Per sei o otto metri. I resti archeologici romani e medievali su cui si inseriscono le fondazioni dei palazzi esistenti. Dopodiché, fino a 18 o 20 metri, troviamo i terreni alluvionali dell'Arno dove non si può certo scavare. Solo dopo circa 20 metri iniziano le rocce".

E lì, a 20 metri, si può scavare? E senza rischio? 
"Sì ma non certo a pelo a 20 metri. Bisognerà avere un po' di roccia sulla testa. Direi almeno a 25 metri ma meglio a 30. Tecnicamente tutto si può fare. Se si usano determinati accorgimenti".

Ma vale la pena inabissarsi così tanto per fare solo un tratto brevissimo?
"Dipende da quelli che si giudicano siano i costi benefici e se si vuole spendere quanto c'è da spendere. E' vero che gli strati archeologico e alluvionale andrebbe perforato dai pozzi per le fermate. Ma in quel caso le si dovrebbero fare solo dove si giudica non si rechi troppo danno andando a intercettare reperti, fondazioni o terreni a rischio".

Ma si un percorso tramviario le fermate devono avere una loro logica di mobilità e razionalità, non possono essere mese dove è il terreno comanda.
"Bisognerebbe cercare di trovare un equilibrio, spendere e saperlo".

Passiamo alla Tav.
"Lì il discorso è diverso. Sotto l'area dei viali le rocce sono a 50 o 60 metri di profondità e l'Arno, che prima era più verso piazza San Marco e piazza della Libertà, ha lasciato ancor più terreni alluvionali. Sotto ai quali ci sono quelli lacustri fatti soprattutto di argille. Il tunnel che in questo caso non può andare sotto a rocce così profonde passa a 20 metri di profondità nelle argille lacustri". 

E lì non c'è rischio?
"No se si fanno le cose
bene. Il progetto è fatto tenendo conto di queste caratteristiche. La nuova fresa è stata progettata e costruita apposta per passare questo tipo di terreni. E' stato studiato tutto al meglio e non c'è nessuna controindicazione a scavare, né nessun rischio per le abitazioni vicine o per la Fortezza. Ovviamente, come in tutte le cose, se tutto viene fato per bene e si lavora con accortezza, seguendo i progetti e stando attenti a quello che si fa".

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