L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 maggio 2016

TTIP - anche al Fatto Quotidiano ci abitano euroimbecilli innamorati di un mercato ancora più grande dove gli Stati Nazionali vengono spazzati via dalle multinazionali

ZONAEURO
Ttip: caro Feltri, contro gli investitori i governi non vincono mai


Zonaeuro

di Stop TTIP | 25 maggio 2016
La campagna Stop Ttip Italia risponde al post di Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, che ha considerato «ridicole prese di posizione ideologiche» le richieste della società civile di escludere qualsiasi meccanismo di risoluzione delle controversie fra investitore e Stato (Isds/Ics) nel Ttip.

Stefano Feltri mette al centro una questione spinosa, l’Isds e il rischio di non imparzialità dei tribunali ordinari. Ci sono fonti autorevoli però che lo smentiscono: Unctad (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) nel suo rapporto 2015 (pag. 116) dopo l’analisi dei dati disaggregati mostra come sia nei giudizi sulla competenza del tribunale, sia in quelli in cui si decide sul merito, le imprese vincano rispettivamente nel 72 e nel 60% dei casi. Vale la pena precisare che i governi non vincono mai davanti ad un arbitrato commerciale: al massimo non perdono, dato che solo l’investitore può sporgere denuncia. Lo Stato vestirà sempre e comunque i panni dell’imputato, pagando, in ogni caso, ingenti spese legali.
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Sempre secondo l’Unctad i tribunali per gli investimenti giudicano i casi dalla prospettiva del diritto commerciale, ignorando altri aspetti come i diritti umani e la tutela ambientale. A tutt’oggi manca la possibilità di appellarsi alle sentenze, e spesso non sono resi noti nemmeno gli importi del risarcimento. Gli Stati dell’Ue hanno dovuto pagare 3 miliardi di euro alle imprese private, ma questi sono soltanto i dati relativi a 14 dei 127 processi che gli Stati hanno dovuto subire dal ’94 a oggi. I dettagli, infatti, si conoscono unicamente per questo 11% dei 127 casi censiti, mentre dati più generici arrivano a mapparne il 48%, cioè 62, in cui le aziende rivendicano dal pubblico crediti per un totale di 30 miliardi di euro. Degli altri non si sa niente.

Tutto questo si inserisce in un clima di poca trasparenza: il negoziato, infatti, è proseguito per anni sotto traccia e solo dietro alle pressioni della società civile e dell’Ombudsman europeo O’Reilly (novembre 2014) la Commissione ha cominciato a pubblicare le sue proposte testuali e alcuni testi negoziali. La scarsa trasparenza è riscontrabile anche nella tardiva apertura di una sala di lettura in Italia, avvenuta solo dopo gli sforzi della Campagna Stop Ttip. Tuttavia, questa misura è ancora troppo lontana dal soddisfare il pieno diritto all’informazione dell’opinione pubblica.

Se Stefano Feltri avesse letto i testi pubblicati capirebbe quanto possano incidere meccanismi come l’Isds nell’abbassare gli standard: nel capitolo delle misure sanitarie e fitosanitarie (Sps) la Commissione europea indica come riferimento ultimo il Codex Alimentarius, organismo che setta standard meno rigidi dell’europea Efsa, l’autorità per la sicurezza alimentare. Questo vuol dire che se un governo dovesse adottare standard più stringenti, per esempio sul residuo massimo di pesticida in un piatto, un’impresa potrebbe fare causa allo Stato in questione per “distorsione del mercato”. Fantascienza? Se si approfondisse meglio come funzionano ambiti di questo tipo, magari si capirebbe come l’Unione Europea dovette pagare centinaia di milioni di dollari in ritorsioni commerciali dagli Stati Uniti per aver impedito l’entrata di carni agli ormoni dalla fine degli anni Novanta. E questo perché l’organismo di riferimento degli standard per il capitolo Sps della Wto era proprio il Codex, che consente l’uso di ormoni della crescita negli allevamenti. Ogni politica più restrittiva quindi sarebbe considerata distorsiva.

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