L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 maggio 2016

vai a votare una volta ogni 5 anni e poi quelli fanno quello che gli pare e le elezioni sono anche truccate, prima con una propaganda a tappeto fatta con milioni di lire e poi truccando le schede. Hofar ha vinto ma gli hanno scippato la vittoria cosi deve essere

L’Europa lavora di bianchetto [Alceste]
Posted on 24 maggio 2016
Queste sono annotazioni poco serie; non dovreste tenerne conto se non come divertissement.
Di più: avrebbero da essere vergate nel diario di un pazzo e lì custodite. Ma ogni tanto uno sfogo ci vuole, e questo, per vantare efficacia deve essere rivolto a qualcuno. La coscienza non può chiudersi continuamente nel recinto di un perbenismo superficiale e sorvegliato: ha bisogno, invece, di allentare di qualche buco la cintura che tiene le trippe, la bile, il risentimento, il non detto, ed esige un pubblico a tali sconce eruzioni di verità.
Per cui, eccoci qui.

E così in Austria ha vinto il candidato verde ed europeista.
Sconfitto il terribile ultranazionalista Hofer.
Grazie al voto postale. Più di 800.000 austriaci migratori hanno ribaltato l’esito elettorale sancito dagli austriaci stanziali.
Il distacco fra Hofer e l’altro tizio era superiore ai tre punti (51 e frattaglie contro 48 e frattaglie), e poi, dopo una notte di riflessione, con molta calma, sono state aperte le buste del Rischiatutto … e, per dirla con Gadda, da mane a sera c’è stato er controcazzo.
Gli exit poll sul voto postale prevedevano circa tremila voti di differenza finali fra Hofer e l’altro tizio; si è visto poi che erano in realtà 30.000.
Magari a qualche scrivano (o skrivanen) sarà sfuggito uno zero di troppo. O magari ho letto male io.
Il succo della questione è questo: non si erano ancora finiti di contare i voti degli Austriaci stanziali (un esito che spiaceva) che già si era trovata la scappatoia. Id est: i voti degli Austriaci migranti, nientemeno. Si era talmente sicuri della scelta di questi crucchi cosmopoliti che non si è creduto neanche per un attimo alla vittoria di Hofer.
Quel che stupisce, peraltro, non è il ribaltone in sé, ma il modo in cui è stato ottenuto. Con modalità volgari, camorristiche, gradasse, scopertissime. Più che alla proverbiale efficienza crucca mi è venuto da pensare a Nusco … chissà se tale nome evoca ancora qualcosa a qualcuno. Quei voti che riposano per un’intera notte al riparo dagli scrutatori, sacchi che vengono, sacchi che vanno, sviste digitali … la notte porta sempre consiglio ai despoti e ai buffoni di regime; non a caso il governo italiano anela ardentemente il voto sdoppiato fra domenica e lunedì … stavolta non ci è riuscito, ma al referendum di ottobre ci riproveranno. Taroccare i sì e i no, poi, non dovrebbe costituire un grande ostacolo. L’unica speranza di vittoria è ottenere percentuali stellari … 75 contro 25, ad esempio … come per certe squadre di calcio raccomandate: bisogna segnarne almeno tre per cominciare a sperare nella vittoria al fischio finale.
L’Europa è salva. L’ultranazionalista Hofer torna nella polvere dell’indifferenza (ma poi che significa ultranazionalista?). Chi afferma, incautamente, che, nonostante la sconfitta, l’Austria si è comunque avviata verso lo sganciamento dall’Europa non ha capito la psicologia di massa. Queste sono battaglie da vincere a qualsiasi costo. L’occasione irripetibile, il colpo di mano, il blitzkrieg da non fallire. Una sconfitta è ben più di un solitario rovescio. La prossima volta, infatti, torneranno a salire i consensi dei partiti tradizionali e questa temporanea ferita nel corpo politico conformista, che poteva aggravarsi sino a una cancrena fatale, tenderà a cicatrizzare.
Vedremo.
Vi è una morale in tutto questo? Certo. La democrazia è una bella cosa, bellissima, a meno che non contrasti con la marcia a passo dell’oca del potere.
La NATO ha creato gli Stati Uniti d’Europa e questi uniti devono stare. Se c’è uno sbrego, un anello che non tiene, il sistema interviene a raddrizzare lo svolgersi storico degli eventi.
Il broglio, in tal caso, assume la stessa valenza degli interventi dell’orologiaio divino. Il creatore predispone le cose verso un fine celeste (disegno intelligente); se vede che qualcosa non va interviene con piccoli colpi (divini) d’aggiustamento.
Il creatore intelligente è la UE/NATO; gli stupidi, in tal caso, gli austriaci pro-Hofer.
Sì, i sudditi di Cecco Beppe stavano per combinare la frittata e allora sarebbe stata dura … una volta cucinata la frittata, è difficile tornare alle uova: occorre ricomprare i pulcini, crescerli, aspettare che si degnino di deporle ‘ste maledette uova … no, è preferibile, nottetempo, sabotare il fornello del gas … e così l’ultranazionalista razzista colla passione per i blocchi alle frontiere è rimasto con la padella in mano, e il cappello da chef sulla capoccia (il che gli dona, adesso, un’arietta un po’ scema, almeno di fronte al pubblico più allineato e boccalone).
D’altronde i brogli li aveva denunciati già Haider nel 1999 … qualche secolo fa, quando l’euro era solo una prospettiva; e quando il partito FPO rivaleggiava a malapena per il terzo posto … ma, si sa, il disegno intelligente dei creatori della UE viene da lontano.
Lo ripeterò allo sfinimento: il potere ha un’utopia, noi no.
E così le nostre vite di sudditi prendono sempre più corpo. Dapprima il broglio era considerato un’eventualità impossibile; addirittura inconcepibile. Oggi sta divenendo, poco a poco, un evento familiare. Presto lo considereremo normale come un vecchio soprammobile. Ci si abitua a tutto. L’abolizione delle elezioni come noi le conosciamo dal dopoguerra è dietro l’angolo. Presto voteremo con le piattaforme di facebook e twitter, tramite “mi piace” e condivisioni.
Il broglio prende piede.
Di qualche tempo fa è l’intercettazione di due pezzenti di Mafia Capitale: “La mia rete di scrutatori è al lavoro … ti tratterò bene … possiamo aggiungere parecchie schede …”. Ma sì, una più una meno …
Ai brogli del 2000 (Bush vs Gore), invece, allude un filmetto di Joe Dante, Homecoming (tit. it. Candidato maledetto). Alla signora nella war room della Casa Bianca non piacciono gli exit poll e allora fa una telefonatina … i risultati si invertono subitanei, il perdente vince il vincente perde …
Taccio del referendum scozzese, di quello danese et cetera.
Anche i risultati delle elezioni elettorali europee (quelle che ci condannarono a un Renzi a vita) puzzano forte.
Io, che sono pazzo, come detto, vidi in quei numeri finali un’impronta aritmetico-massonica. Se assumiamo l’8 come cifra iniziatica (il lato della scacchiera!) avremo un curioso tripudio di multipli e divisori da squadra e compasso: i sottopanza del governo (Vendola e Alfano), uno da sinistra e l’altro da destra, presero un 4% … un filino sopra la soglia dello sbarramento … fortunelli … il padrino politico d’Italia, invece, il Berluscon calante, si fermò al 16% (ma, chissà perché, non se ne dolse) … il Salvatore della Nuova Ausonia ebbe a trionfare col 40,8% … splendido multiplo del nuovo mirabile numero massonico/patriottico … un capolavoro di simbologie esoterico truffaldine, contro ogni previsione, sondaggio, exit poll e palla di vetro statistica.
E prima delle elezioni: 80 euro a tutti, 800.000 posti di lavoro (mica un milione), + 0,8 di crescita, tagli per 8 miliardi e ripresa col b(8).

[Non prendete nulla sul serio: l'ho detto, sono un mattacchione].

Che il broglio intervenga per mettere le cose a posto sembra, ormai, indubbio (taccio, inoltre, di altri referenda: il danese, lo scozzese ….).
Peraltro, a rendere le elezioni (quelle importanti) fortemente sospette concorre una semplice constatazione: nessuno sa spiegare davvero cosa sia un’elezione.
Il delicatissimo funzionamento della macchina amministrativa deputata a tradurre la volontà popolare in rappresentanza politica effettiva è del tutto sconosciuto. Almeno ai più. Ci fidiamo. E basta. Da una vita. Una burocrazia segretissima e aliena dalla divulgazione civica sovraintende al meccanismo che decide le vite di milioni. Ci sono appalti esterni? Chi tratta i dati delle sezioni? Personale del Ministero o cococo presi per l’occasione? Quando si trasforma il cartaceo in digitale? Quali passi sono necessari? Chi controlla i controllori? Quali sono i sistemi di sicurezza? Et cetera: domande a cui nessuno risponderà in modo netto e inequivoco.
La controinformazione si occupa rarissimamente di tale questione (salvo piangersi addosso quando le cose non vanno come si spera, come nel caso dell’Austria).
Una volta, a uno dei maggiori controinformatori italiani, proposi un tavolo di lavoro per analizzare e definire meglio tali processi (occorre una sinergia fra specialisti in materie giuridiche): mi rispose in maniera sprezzante.
Ovviamente, a ridosso delle elezioni austriache, lo vedremo piagnucolare sulla cattiveria del potere …
Tuttavia (e qui concludo la mia tiritera da svitato) la pratica sistematica del broglio vanta un aspetto altamente positivo.
Seguite il parasillogismo.
Le elezioni sono espressione essenziale della vita democratica delle costituzioni libere dell’Occidente.
Inquinare la validità e la veridicità di tale espressione equivale, quindi, a negare la democrazia stessa.
Se democrazia non c’è i cittadini vivono in una non-democrazia: sono, perciò, tenuti a considerare i propri governanti quali despoti abusivi, e le istituzioni da loro abusate quali strutture repressive e ostili.
In parole povere: è ora lecito, da parte del cittadino, dar fuoco alle polveri.
Ribellarsi al tiranno è obbedire a Dio.

Ma queste sono considerazioni di un pazzo.

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