L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 giugno 2016

Banca Etruria - Banca Italia in malafede su tutti i fronti


Adriano Verlato
Bankitalia, su BpVi vatti a rivedere le tue ispezioni

Per il il governatore Visco l’istituto centrale non ha nulla da rimproverarsi. E invece ne avrebbe eccome

L’altro giorno il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è stato ricevuto in Commissione al Senato. Nel corso dell’udienza ha affermato la correttezza dei comportamenti dell’istituto centrale verso la Popolare di Vicenza, quando questa voleva inglobare Banca Etruria. Credo proprio non sia così. Già nel verbale degli ispettori della stessa Banca d’Italia del 2001, oltre ad osservazioni su varie carenze della banca, era già evidenziato il problema del valore delle azioni: «le modalità di determinazione annuale da parte del Consiglio del prezzo di emissione e di rimborso delle azioni sociali, fissato per l’esercizio 2001 in euro 44, non sono ispirate a criteri di oggettività, ma esprimono il risultato di un compromesso di valutazioni dei singoli consiglieri, discoste dai conteggi della direzione amministrativa».

Poiché dopo quella data ci furono altre ispezioni, cosa si sarebbe aspettato un cittadino? Che gli ispettori avessero controllato se la Popolare di Vicenza aveva recepito le osservazioni oppure no. Bene: dal 2001 il valore delle azioni ha continuato a salire fino ai 62,5 euro del 2011, in barba alla Banca d’Italia. Se le ispezioni post 2001 ci sono state e se oltre a tante altre debolezze della Popolare, Bankitalia fosse intervenuta con fermezza sul gonfiamento non corretto del valore delle azioni, credete voi che si sarebbe arrivati a questo punto? Se poi aggiungiamo il patronage di Roma per la fusione con Banca Etruria, quello con Veneto Banca caldeggiato pure da Sangallo&C, cosa viene da pensare? Dov’era la solidità della BpVi, tale da buttarle tra le braccia altri istituti in sofferenza?
 

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