L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 giugno 2016

Banca Etruria - dopo mesi tutto tace, forse la procura di Arezzo lavora, Banca Italia e Consob hanno responsabilità enormi

Alcune domande sul “salvataggio” della vecchia banca Etruria

Roberto Maruffi

13 giugno 2016


A quasi sette mesi dall'esproprio della banca subito dagli azionisti della vecchia Banca Etruria, e dalla confisca dei risparmi investiti nelle sue obbligazioni subordinate, è possibile fare un punto parziale della situazione.

Sembra che una parte degli obbligazionisti subordinati saranno parzialmente rimborsati dei risparmi evaporati. Indubbiamente un passo avanti ottenuto con, mettiamola cosi, le buone maniere, ma ancora insufficiente. Ci siamo detti una infinità di volte che i risparmiatori devono essere tutti integralmente rimborsati, senza distinzioni arbitrarie di reddito o di patrimonio.

Stranamente rimane più complicata la posizione degli azionisti. Nonostante l’esproprio della banca subito secondo prassi forse ancora in uso in qualche satrapia medio orientale, Lor signori continuano a baloccarsi nel considerare le azioni capitale di rischio non rimborsabile. Non comprendono che giuridicamente la posizione degli azionisti è sostanzialmente simile a quella degli obbligazionisti subordinati. Per essere chiari, è stato giustamente fatto un passo avanti, seppur tardivo ed insufficiente, per risarcire in parte alcuni degli obbligazionisti subordinati sorvolando su sacri principi contabili europei, direttive europee ed altri imbrogli simili. Ebbene lo stesso metodo dovrà essere seguito per gli azionisti. Punto. Diversamente Lor signori continueranno a produrre normative di evidente incostituzionalità. Oltre che palesemente ingiuste. Ma tanto sapevamo, e sappiamo, che dobbiamo andare avanti con decisione nella battaglia, sia per gli azionisti quanto per gli obbligazionisti subordinati.

Invece per Lorsignori potrebbe essere giunta l’ora di iniziare a rispondere a qualche domanda. Per esempio, sin da subito abbiamo rilevato l’inconsueta svalutazione dei crediti in sofferenza della vecchia Banca Etruria, e delle altre tre banche. Svalutazione che sembra poi essere stata una delle cause principali del successivo smottamento del sistema bancario italiano, per la gioia del grande capitale finanziario internazionale. Svalutazione che sarebbe nata prendendo a modello una vendita fatta dalla stessa vecchia Banca Etruria, e ad opera dei Commissari nominati dalla Banca d’Italia, pochi giorni prima del patatrac. Vendita definita con molto ottimismo di mercato, ed intorno alla quale avrebbero avuto in qualche modo parte anche persone con più ruoli in tutta l’operazione di “salvataggio” della vecchia Banca Etruria e delle altre tre banche. Visto che anche apparentemente piccole differenze di valutazione fanno ballare centinaia di milioni di euro, se non miliardi di euro, qualcuno ci fa il piacere di spiegarci per bene come sono andate, e come stanno andando, le cose? Ed anche per questo aspetto potrebbe essere interessante prendere visione del bilancio dell’esercizio commissariale, o più tecnicamente dell’amministrazione straordinaria, e delle relazioni che lo accompagnano. D’altra parte siamo tuttora soci della vecchia Banca Etruria, seppur in liquidazione coatta amministrativa.

Qualcuno ci vuol far vedere questo bilancio? Sempre a proposito dei crediti in sofferenza sappiamo che nella barocca operazione messa in piedi lo scorso novembre i crediti in sofferenza sarebbero stati passati dalle vecchie banche ad una società di proprietà della Banca d’Italia, chiamata REV Gestione Crediti spa. Società che dovrebbe occuparsi di valorizzare al meglio i crediti in sofferenza. Scelta apparsa sin da subito opinabile perché si tratta di crediti di proprietà della vecchia Banca Etruria e delle altre banche, quindi di patrimonio degli azionisti e di garanzia degli obbligazionisti subordinati. Crediti che dovevano invece essere lasciati dentro le vecchie banche, e recuperati dalle stesse per andare a favore degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati. Ebbene qualche giorno fa è apparsa sulla stampa economica la notizia che si sarebbero dimessi la presidente del consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato di REV Gestione Crediti spa. Non sappiamo né se la notizia sia vera, anche se non ci risultano smentite, né le ragioni di questa scelta dopo così pochi mesi.

Immaginiamo che non sarebbe comunque stata una decisione assunta cuor leggero dagli interessati. Infatti per comune esperienza si sa che in generale le dimissioni sono spesso precedute da una qualche frizione, chiamiamola così, con chi ha conferito l’incarico, in questo caso quindi con la Banca d’Italia. E poi, un pizzico di praticità non guasta per inquadrare la situazione, perché lasciando l’incarico si perde ovviamente il compenso, che in questo caso non sarà stato poi così modesto. Tra l’altro dimissioni avvenute nel momento in cui REV Gestione Crediti spa dovrebbe essere impegnata nella scelta degli advisor, ovvero di coloro che dovrebbero individuare gli acquirenti dei crediti in sofferenza.

Che sulle dimissioni, se confermate, possa aver forse influito qualche divergenza di opinioni tra i dimissionari stessi, o con qualcun altro? E se così fosse, su cosa sarebbero insorte queste divergenze di opinioni, e tra chi, e perché? Ed infine, la Cassa di Risparmio di Cesena viene salvata in queste ore con l’intervento del Fondo Interbancario lasciando indenni gli obbligazionisti subordinati, e dando agli azionisti almeno la chance dei warrant. Sappiamo che i sacri vincoli contabili europei, peraltro manipolabili a piacimento, sono solo delle truffe ai danni degli italiani. Ma perché i risparmiatori della Cassa di Risparmio di Cesena vengono giustamente tutelati, ed i nostri sono stati macellati senza pietà? E poi, ci sono ancora dei dubbi sulla totale arbitrarietà di queste scelte? E per ora ci fermiamo qui. Ma solo per ora.

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