Arezzo, 15 giugno 2016 - Martedì la prima Commissione del Csm dovrebbe arrivare alla conclusione sul caso del procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, titolare delle inchieste su Banca Etruria e finito all'attenzione di Palazzo dei marescialli per un incarico di consulenza svolto per il governo sino alla fine dello scorso anno. Una circostanza che ha fatto ipotizzare una sorta di conflitto di interessi per il magistrato, per il ruolo di vice presidente della banca di Arezzo ricoperto per qualche tempo da Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, Maria Elena. La discussione è cominciata solo ieri.
Ma ancora non si è concretizzata in una proposta. «Al momento tutte le ipotesi sono aperte», dicono a Palazzo dei marescialli, riferendosi sia all'eventualità di un'archiviazione del fascicolo sia all'apertura di una procedura di trasferimento d'ufficio. Ma c'è una terza strada, che allo stato sembrerebbe più probabile: chiudere il caso lasciando Rossi al suo posto, ma allo stesso tempo mettere nero su bianco qualche osservazione critica sul suo comportamento. Una soluzione di mediazione tra chi vorrebbe archiviare e chi, come il laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin, preme invece per l'apertura della procedura di trasferimento d'ufficio.
Per il procuratore di Arezzo la Commissione aveva già chiesto l'archiviazione nel gennaio scorso, dopo averlo ascoltato due volte in audizione. Una decisione su cui c'era stata una brusca marcia indietro dopo che un articolo di Panorama aveva rivelato che Rossi si era occupato di indagini sul padre del ministro,di cui non aveva parlato ai consiglieri, ai quali aveva invece anzi assicurato di non conoscere «nessuno della famiglia Boschi».
Si era così riaperta l'istruttoria, con una serie di audizioni che avevano coinvolto tra gli altri il prefetto di Arezzo e i componenti del pool della procura che indagano su Banca Etruria. Era stato sentito nuovamente anche il diretto interessato, che ai consiglieri aveva ribadito di non aver mai avuto una conoscenza personale con l'ex vice presidente di Banca Etruria e di non averlo mai messo in relazione (quando conduceva le indagini su di lui) con il ministro per le Riforme, visto che all'epoca non si trattava di un personaggio noto.

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