L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 giugno 2016

Canone Tv - la Rai non fa servizio pubblico - il governo incompetente e arruffone, una tassa che produrrà impicci su impicci

Editoriali
10 Giu 2016

Angelo Greco


Canone Rai: unica tassa contro cui è vietato il ricorso al giudice
La trappola fiscale: l’unico modo per superare la presunzione di possesso della tv è l’invio nei termini dell’autocertificazione; non è possibile opporsi all’accertamento fiscale e alla sanzione.

Chi non è tenuto a pagare il canone Rai (per esempio perché già paga un altro familiare dello stesso nucleo familiare o perché non ha la televisione), ma, nello stesso tempo, non ha potuto inviare l’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate entro i termini di legge (dal 1° luglio al 31 gennaio dell’anno successivo), in caso di accertamento fiscale e successiva sanzione non potrà mai fare ricorso al giudice. Questo perché, la legge di Stabilità 2016, che ha riformato la disciplina sul canone Rai, contiene un sé una vera e propria trappola fiscale: l’unico modo – dice espressamente la norma – per vincere la presunzione di non possesso della televisione è quella di inviare la suddetta autocertificazione. Se ciò però no avviene, non c’è più modo di dimostrare il contrario, anche dinanzi a un giudice e con prove inoppugnabili che confermano le proprie ragioni. Insomma, il diritto a non pagare scatta solo con la prova dell’adempimento formale dell’invio della comunicazione all’Agenzia, mentre qualsiasi altra prova non potrà essere presa in considerazione dal giudice.

È questa l’aberrante conclusione che porta con sé la riforma del canone Rai, da noi già denunciata nello scorso mese di marzo (leggi “L’autocertificazione per non pagare il canone Rai: la trappola fiscale”). Avevamo sollevato la questione anche durante la trasmissione televisiva “Tagadà” in onda su La7 il giorno 11 aprile (vedi il video della diretta sotto il presente articolo, a partire dal minuto 2:05). In quella sede, un parlamentare presente in televisione, esponente della maggioranza, aveva ammesso pubblicamente l’errore contenuto nella legge. “Il sottosegretario Giacomelli ha promesso un tempestivo intervento normativo” per rettificare la legge, aveva dichiarato. Intervento che, neanche a dirlo, non è più stato fatto. È infatti uscito, come sappiamo, il decreto attuativo del canone Rai e nessuna marcia indietro è avvenuta a riguardo.
 

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