L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 giugno 2016

Canone Tv - Renzi e il corrotto Pd usufruiscono a piene mani della Rai che non fa servizio pubblico, questa tassa se la paghino loro

Pubblicato il 04/06/2016, 14:03 | Scritto da La Redazione

L’ondata anti-canone Rai adesso terrorizza Matteo Renzi

L’ondata anti-canone Rai adesso terrorizza Matteo Renzi
Il premier è spiazzato dalle compagnie elettriche che hanno trovato un antidoto alla tassa sulla tv. Così Roberto Scafuri su "Il Giornale".

Il governo ora ha paura per l’ondata anti canone

Rassegna stampa: Il Giornale, pagina 9, di Roberto Scafuri.
Il premier è spiazzato dalle compagnie elettriche che hanno trovato un antidoto alla tassa sulla tv.
Lo descrivono come «irritato». Obiettivo della furia del premier Matteo Renzi sono le compagnie elettriche, che proprio a partire da questo fine settimana elettorale cominceranno a trasmettere gli spot per pubblicizzare le rispettive offerte di rimborso del canone Rai. Di fatto una pioggia di cattiva pubblicità sul governo che rischia di far male in chiave elettorale. Da un paio di millenni c’è un Paese al mondo nel quale più d’ogni altro l’idea di tassa è radicalmente legata a quella di sopruso. Colpa di signorotti locali come d’invasori stranieri, che all’usurpazione violenta di beni (fungibili e infungibili, dalle donne fino all’ultimo chicco di grano) argutamente andarono sostituendo «tosature» periodiche di sudditi. Questo fortunato ma infelice Paese l’abbiamo sotto gli occhi. Le rivolte più serie e violente, soprattutto qui da noi, sono scoppiate contro le tasse.
Termini ancor oggi ritenuti offensivi nei detti, quali pisano o marchigiano, traggono origine da attività prevalente di «gabelliere per conto di». Se poi chiedete a un italiano quale sia, nella nostra giungla quotidiana, la tassa che ci strangola più di tutte, che non scende giù nel gargarozzo, da anni la risposta è una sola: canone Rai. Balzello che sembra creato apposta per portarti fuori dalla grazia di dio, per unire odio a odio, fastidio a noia, sopruso ad arroganza, prepotenza del politico a furbizia del burocrate. A maggior ragione da quando è vincente sul mercato l’esistenza di canali che vivono di pubblicità come Mediaset, di multinazionali pay per view come Sky, mentre canali straming e podcast regnano nel Web. Una Tv pubblica che faccia pagare il suo (scadentissimo, contestatissimo) ingresso in casa tramite frequenze – ormai liberate dalla tecnologia -, è qualcosa che supera qualunque immaginazione planetaria. Essendo peraltro la trasmutazione del canone Rai in tassa ormai assodata da giurisprudenza di Cassazione.
Quel che mancava, a questo sfortunato e infelice paese televisivo, era solo l’imposizione della tassa: a questo ci ha pensato un nemico giurato dei pisani, il gabelliere fiorentino Matteo Renzi. Da qualche giorno, però, pare che la serafica furbata del Fiorentino, convinto d’aver proprio gabbato tutti pare essersi anch’essa tramutata in un ghigno di rabbia, a stento repressa. Ma che trabocca quando l’argomento sbuca fuori. Dicono fonti ravvicinate che il premier sarebbe imbufalito da quando il mercato gli ha trovato un buon antidoto, facendo dell’imposizione della tassa-Rai un bel motivo di marketing per cambiare gestore elettrico. L’idea pare sia partita dagli strateghi di Edison, dopo aver commissionato apposito studio di mercato. Più delle accise sulla benzina, più di ogni doloroso ticket sanitario, più di Tasi, Tari e Tosi messe assieme; il triplo di Ires, Irap e Imu associate. A far infuriare gli italiani, è il canone di questa Rai stracciona e magniloquente, ricca di personale e di pubblicità, ma misera e corrotta nell’arroganza dell’imposizione per mezzo di Politici compiacenti.
Bollette che rimborsano la gabella del gabelliere-Renzi: l’uovo di colombo, cui si sono subito associate tante compagnie elettriche che guardano al fatturato e strizzano l’occhio al tartassato. Così Renzi s’è sentito fregato; lui che si gonfia più ganzo di ciascuno di noi. C’è di che andarne fieri: alla fine si pagherà pure, più o meno uguale, ma quel che conta è il principio. Quella tassa non ha da passare: vade retro, canone. 

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